giovedì 13 luglio 2017

ZACINTO MIA...



Spiaggia del Relitto 

“...Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso...” (Ugo Foscolo)

C’è un senso di familiare accoglienza, semplicità ed essenzialità che accomuna le isole greche. Quest’anno è stata la volta di Zante, (o Zacinto o in greco Ζάκυνθος, Zákynthos).
Così come avevamo approcciato Creta l’anno scorso, anche per Zante ci siamo affidati ad un “giro girotondo” dell’isola, per poter scoprire la diversità di paesaggi che essa può offrire.
La nostra base di appoggio, per dieci giorni, si trovava nel villaggio di Kalamaki, località tranquilla e appartata pur essendo dotata di molti ristoranti, locali, cocktail bar, alberghi, un grande parco giochi, nota soprattutto per la sua baia sabbiosa, luogo di deposizione delle uova delle tartarughe Caretta Caretta.
La spiaggia è attrezzata e i bagnanti sono tenuti a rispettare alcune regole per preservare l’ambiente e non turbare la nursery delle tartarughe.
A pochi chilometri, un altro villaggio molto frequentato è Argassi. Più movimentato di Kalamaki, nella sua strada principale una sfilza di trattorie, agenzie di navigazione, negozi di souvenir e anche qui alberghi e studios per i turisti. E’ la più antica stazione balneare di Zante, un chilometro di spiaggia stretta, con sabbia fine e ghiaia, tante insenature e sullo sfondo il Monte Skopos.
Il capoluogo dell’isola, dal nome omonimo, sorge a pochi chilometri da Kalamaki e da Argassi. Meta ideale per passeggiate serali.
La zona lungo il porto di Zante è ricchissima di snack bar, taverne (anche se un pò troppo sul genere turistico), negozi di ogni genere che sfociano nella Piazza Solomos, dedicata al più grande poeta nazionale Dionisio Solomos, autore anche dell’inno nazionale della Grecia. Adiacente ad essa Piazza San Marco, circondata da numerosi pub e che mi è parsa il punto di incontro preferito anche dai giovani del posto.
In una delle viuzze adiacenti il porto, c’è quella che fu la casa di Ugo Foscolo, ora allestita a museo, con il monumento sepolcrale con la statua dell’Angelo piangente.  
Inerpicandosi per la collina si giunge in un punto panoramico molto suggestivo: Bochali, minuscolo paesino costituito solo da qualche ristorantino, una chiesetta con le icone bizantine e ciò che resta di un antico castello, arroccato in cima ad un promontorio dentro le cui braccia è contenuta tutta la vivacità e, se ci andate di sera, tutte le luci di Zante.

L’altra località famosa è Laganas, ma a meno che non siate adolescenti in crisi ormonale o che abbiate voglia di fare baldoria, tenetevene alla larga, soprattutto dal tramonto in poi. Abbandonata la lunga spiaggia piuttosto commerciale, da una certa ora in poi troverete solo cocktail bar, negozi di alcolici, night club, flotte di ragazzini in cerca dello sballo e tanta, tanta confusione.

Quanto alle spiagge ce n’è per tutti i gusti. Capita spesso di trovare posticini niente male dove, prima della spiaggia, si ha una vasta e comoda area di giardino con l’erba dove potersi rilassare avendo a disposizione sdraio, lettini ed amache; per esempio a Porto Azzuro, in zona Vassilikos (un villaggio dopo Argassi, molto frequentato e ricco di stabilimenti e strutture) o a Caminia Beach (poco distante da Argassi), la prima più frequentata e suggestiva, la seconda più appartata e con meno bagnasciuga, ma con una suggestiva zona coffee break allestita direttamente sul mare (vedi foto); poi c’è la famosa e facilmente fruibile Banana Beach, con sabbia fine, giochi acquatici e stabilimenti attrezzati; la più selvaggia Dafni, con alcuni stabilimenti che offrono lettini e ombrelloni in cambio di consumazioni al bar o al ristorante collegato, ma anche angoli di assoluta tranquillità e solitudine; Marathias, priva di attrezzature, più difficoltosa da raggiungere lungo un percorso accidentato, ma che offre una suggestiva spiaggia di ghiaia affacciata all’isola di Marathonissi e acque cristalline e poco frequentate.
Merita anche Xigia, lungo la costa settentrionale di Zante e a pochi chilometri dal villaggio di Alykes. Spiaggia dai colori tropicali e paesaggio suggestivo, la baia si trova ai piedi di una scogliera a picco sul mare ed è bagnata da acque cristalline e sulfuree, ideali per la pelle e utile in alcune patologie del sistema respiratorio.
A Xigia abbiamo trovato una delle taverne più buone e belle dell’isola (Taverna Xigia, appunto). Gustare un pasto affacciati nel turchese della baia è stato uno dei quadretti più emozionanti.
L’altra esperienza culinaria che ci ha soddisfatto è stata alla Taverna Akrotiri, nel villaggio omonimo, dove siamo stati accolti in un ambiente rilassato e familiare (particolare il fatto che qui si presentano direttamente al tavolo con un vassoio enorme pieno di una vasta gamma di portate tradizionali e dal quale si può scegliere ciò che si vuole, potendo appagare la vista prima ancora del gusto).
Zante è famosa soprattutto per due tappe d’obbligo: la spiaggia del Relitto e l’isola di Marathonissi, nota come isola delle tartarughe.
Segnalo che entrambe le destinazioni si possono raggiungere soltanto via mare, avvalendosi di una delle tante agenzie di navigazione situate in ogni villaggio dell’isola. Di solito partono gite sia al mattino che al pomeriggio e tra pick up, soste per le nuotate e per le foto, in entrambi i casi impiegherete come minimo 4 ore. Ci sono però anche gite di un giorno intero oppure, avvalendosi di circuiti meno organizzati, forse riuscirete a ritagliarvi esperienze più raccolte e meno dispersive.
L’isola del Relitto è un quadro dai colori perfetti. L’azzurro del cielo, il turchese del mare, il dorato della spiaggia, l’ombra della roccia e il verde della vegetazione selvaggia. Il Navagio ha un solo difetto: è presa sempre d’assalto dai turisti. Flotte di barche, navi e imbarcazioni varie che scaricano i turisti ad ogni ora della mattina e del pomeriggio. Magari poterci andare di notte!! ma si perderebbe la visione di quella straordinaria tavolozza di colori di cui vi raccontavo sopra.
Se sarete fortunati come lo siamo stati noi la gita all’isola delle tartarughe vi regalerà l’emozione incredibile di avvistarne qualcuna riafforare elegantemente e per pochi secondi sulla superficie dell’acqua per tornare poi ad immergersi negli abissi profondi.
Altri due scorci meritano una menzione: Porto Limnionas che è uno dei posti più belli e selvaggi dell’isola. Un vero e proprio fiordo, in cui le sfumature di azzurro e verde del mare e la trasparenza dell’acqua lasciano a bocca aperta. Qui il mare è bello soprattutto per i suoi fondali e per le sue grotte; non c’è spiaggia, ma rocce piatte sulle quali eventualmente stendere un asciugamano e terrazze con sdraio e ombrelloni che però non sempre riescono a soddisfare le richieste (soprattutto se ci andate durante il weekend e a mattino inoltrato).
Poco distante da Porto Limnionas c’è Porto Roxa, un altro fiordo per raggiungere il quale occorre scendere dei ripidi scalini di roccia che portano al mare; per i più coraggiosi c’è a disposizione un trampolino a quattro metri di altezza per tuffarsi in acqua.
Lungo la strada per arrivare al fiordo ci sono alcune taverne che in cambio di un pasto, mettono a disposizione dei clienti ombrelloni, lettini e veri e propri letti/amache gratis per tutto il giorno. 

Zante è l’isola degli ulivi, del canto ininterrotto dei grilli, dei nidi delle tartarughe protetti in molte delle sue spiagge; Zante ha il sapore della feta, del liquore alla cannella o alla resina, l’odore della pita; ha un suono musicale, soprattutto vintage, sempre in sottofondo; ha quell’emotività delle persone semplici che ti accolgono con il poco che hanno e te lo offrono col cuore (non è raro, soprattutto nelle taverne più tradizionali e a gestione familiare che a fine pasto,  ti offrano un dolce o della frutta in segno di ringraziamento e di benvenuto); sono le piccole attenzioni che fanno sentire ospite, prima ancora che cliente. Pur essendo un’isola, definirei la sua cucina piuttosto montanara (carne, carne e sempre carne sulle griglie ad ogni ora), pur potendo contare anche su un’ampia scelta di pescato; il suo dolce tipico è la frigania, una specie di pan di spagna imbevuto di uno sciroppo al miele, con crema di latte alla vaniglia, panna e cannella.

E visto che a volte un’immagine vale più di mille parole, vi lascio sognare davanti a questi piccoli quadri di assoluta bellezza.

Kalamaki Beach

 
Porto Azzuro (Vassilikos)


Spiaggia di Xigia

Acque sulfuree di Xigia

Dolce sosta alla Taverna Xigia

Feta con miele e sesamo

Gattini di Zante

Banana Beach
Banana Beach garden

Mappa delle nursery delle tartarughe

Taverna Akrotiri


Dafni Beach
Insolite postazioni a Dafni Beach

Dafni selvaggia

Coffee break a Caminia Beach
Caminia Beach
Insolite presenze a Caminia Beach
Caretta Caretta

Navigazioni sublimi
Blue Caves

Nuotate nel verde cristallino
Marathias
Sosta a Marathias



Porto Limnionas
Porto Roxa
Tuffi a Porto Roxa
Relax a Porto Roxa
Tramonto a Roxa
Perdersi nel blu

Per la ricetta, vi propongo un dolce da colazione morbido, leggero e delicato.
Plum cake vegan al limone e cocco


Ingredienti:
- 200 g di farina di farro integrale
- 30 gr di farina di avena integrale
- 20 gr di farina di riso
- 80 g di zucchero di canna integrale
- un pizzico di sale
- 30 ml di olio di mais
- 1 bustina di cremortartaro
- il succo e la scorza grattugiata di un limone non trattato
- 200 ml di latte di cocco (sciolto a bagnomaria)
- semi di papavero (a scelta)


Procedimento:
Riunite gli ingredienti secchi in una ciotola (farine, zucchero, lievito, un pizzico di sale). Aggiungete l’olio, il succo e la scorzetta di limone e il latte di cocco.
Mescolate tutto con cura con una spatola, aggiungendo eventualmente i semi di papavero, versate in uno stampo da plum cake oliato e infarinato e cuocete a forno caldo (180^) per 35/40 minuti.

Piazza Solomos a Zante

Casa Museo di Ugo Foscolo

Panorama notturno da Bohali




giovedì 8 giugno 2017

UN FILM: "FORTUNATA"

Locandina del film

Fortunata è una donna ribelle, sfrontata, tutta istinto, fatica, sudore e vita di borgata; corre da mattina a sera, scompigliata e inerpicata su zeppe che le danno un’andatura goffa e traballante; appare subito sgraziata prima ancora di scoprirla disperata. E’ una parrucchiera  e ha un sogno nel cassetto: aprire un salone tutto suo per smetterla di correre da una parte all’altra in cerca di teste da pettinare e potersi emanciparsi da un destino che sembra, a dispetto del suo nome, ineluttabilmente orientato al sacrificio e alla sofferenza.
Il (quasi) ex marito di Fortunata è un uomo violento e autoritario che usa la figlia per farle la guerra e usa Fortunata per sedare i suoi istinti animaleschi. Lei è una madre fuori dagli schemi, cresce la figlia in modo selvatico e con una tenerezza un po’ goffa e selvaggia. La figlia, a sua volta, spettatrice degli scontri tra sua madre e suo padre, sputa il suo disagio come forma di protesta e finisce per indirizzare le sue proteste proprio verso quella madre così eccentrica e ingombrante; ed ecco che ad analizzare il suo disagio compare Patrizio, medico apparentemente risoluto, ma troppo fragile e spaventato dall’irruenza di Fortunata per poterne diventare, come umanamente si vorrebbe poter sperare, un vento di cambiamento e di riscatto. Poi c’è l’amico fraterno di Fortunata, Chicano, che è un altro miserabile posto ai margini della società; farmacodipendente, tremendamente fragile, con la voglia di spaccare il mondo, ma che trema quando avverte la paura e che teneramente affianca la madre, malata di Azheimer, e ne asseconda gli aneliti di follia, fino a che la follia non manda alla deriva lui stesso.
E’ un film emotivamente forte come ci si può aspettare dall’accoppiata Castellitto/Mazzantini, con la sapiente regia di dettaglio di Castellitto, musiche azzeccatissime e attori intensamente coinvolgenti (Jasmine Trinca e Alessandro Borghi da podio, sguardi famelici di vita e di riscatto, Stefano Accorsi abile nel rendere il suo personaggio più ambiguo e complesso di quanto possa sembrare in un primo momento ed Edoardo Pesce, credibile nella sua interpretazione di un padre padrone gretto e fastidioso)


Per la ricetta, vi propongo un tortino di quinoa fresco, leggero, ideale per le giornate calde e assolate. Anche se il caldo indurrebbe a saltare i pasti, non è il caso di affaticare il fisico con privazioni. E nemmeno con cibi inappropriati alla stagione. Meglio orientarsi su cibi energizzanti, di facile digestione.

Tortini di quinoa e zucchine
  
Ingredienti:
-   Quinoa
-   Zucchine
-   Erbe aromatiche
-   Sale, olio evo
-   Latte di cocco
-   Acqua

Preparazione

Cuocere la quinoa in un tegame con un quantitativo di liquido (1/2 acqua e 1/2 latte di cocco) il triplo del peso della quinoa (in genere sono queste le dosi, leggete comunque le istruzioni riportate sulla confezione della quinoa). Salate leggermente.
A parte saltate in padella le zucchine tagliate a dadini con poco olio evo, un pizzico di sale ed erbe aromatiche.
Mescolate poi la quinoa con le zucchine e servite, anche freddo.

lunedì 22 maggio 2017

UN FILM: "ORECCHIE"

Locandina del film 

Il film "Orecchie" di Alessandro Aronadio ha per protagonista un bravo esordiente, Daniele Parisi, vanta incursioni di spicco, come quella di Rocco Papaleo, Milena Vukotic, Massimo Wertmuller, Piera Degli Esposti. È un film semplice ed essenziale quanto al suo "confezionamento" (luoghi, riprese, montaggio, situazioni), ma complesso quanto al suo contenuto e ambizioso nella sua scrittura. Temi di un certo peso gravitano attorno alla narrazione: il germe di follia che alberga in ogni essere umano, i compromessi del vivere sociale, le psicosi dei tempi moderni, il surrealismo di certe situazioni che pur fanno parte del nostro vivere quotidiano e i rischi dello spingersi troppo al di fuori di quello che poi è "il nostro unico mondo". Il regista li affronta in maniera leggera, a volte con pennellate volutamente surreali, ma mai andando a sbandare "sopra le righe" e restando abilmente immune da quel modo un po' intellettualoide di raccontare la realtà, quando si mira ad esasperare i vizi, i limiti del tessuto umano. Aronadio li racconta, invece, con uno sguardo rispettoso e compassionevole. Un film in bianco e nero nel quale il fischio alle orecchie avvertito dal protagonista all'inizio del film e della sua giornata, diventa metafora dello smarrimento di un altro "senso" delle cose, un rumore di sottofondo che rischia di allontanarlo, isolarlo dalla realtà, proprio come il suo rigido pensiero che lo ha sempre portato a giudicare gli altri, a schifare le convenzioni sociali, a rifiutare l'imprevedibile e l'improbabile e con essi, però, anche "la possibilità di una vita migliore".
La ricetta di oggi è una mousse fresca, golosa e vegan. Ottima come dessert a fine pasto o come sfizio della giornata.

mousse cioccoavocadosa


Ingredienti:
1 avocado maturo
100 g di cioccolato fondente
60 ml di latte di riso
5 cucchiai di sciroppo d’agave
1 bacca di vaniglia (o 1 cucchiaino di estratto di vaniglia)
noci di macadamia tritate (per guarnire)

Preparazione:

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria e lasciarlo raffreddare. Sbucciare l’avocado e tagliarlo a cubetti. Versare tutti gli ingredienti nel frullatore (se preferite una mousse più dolce aggiungete qualche cucchiaio in più di sciroppo d’agave) e azionare fino ad ottenere un composto liscio e cremoso. Lasciar riposare in frigo; servire in coppette decorando con granella di pistacchi (o nocciole o mandorle). Potete anche usarla come farcitura per una crostata. 

martedì 18 aprile 2017

"VERSO LE MERAVIGLIE"

Il nuovo album degli Stag
Oggi, dopo aver passato un po’ di giorni ad ascoltarlo e riascoltarlo, soprattutto in macchina durante i vari viaggi di andata e ritorno pasquali, vi voglio raccontare le suggestioni che mi ha  provocato il nuovo cd degli Stag, "Verso le Meraviglie". 

Gli Stag, per chi non li conoscesse, sono: Marco Guazzone (voce, pianoforte), Stefano Costantini (tromba), Giosuè Manuri (batteria) e Edoardo Cicchinelli (basso).
L’album d’esordio di questa band romana è “L’Atlante dei Pensieri” del 2012; il disco contiene il brano “Guasto” che Marco Guazzone, in veste di solista, ha presentato alla 62a edizione del Festival di Sanremo nella sezione Giovani.

Da allora, gli Stag hanno viaggiato, si sono fatti conoscere in giro per l’Italia e non solo, hanno collaborato con artisti nazionali come Malika Ayane, Arisa e Chiara Galiazzo, hanno partecipato alla composizione di varie colonne sonore per il cinema, il teatro e la televisione e da aprile 2016 conducono un loro programma di musica dal vivo su In Blu Radio.

A marzo 2017 è uscito il loro secondo cd, raffinato, ma mai “complicato”, di respiro internazionale che conferma l’originalità sonora e la versatilità di genere della band.

Gli Stag in live 
Di seguito una mia veloce istantanea su ciascun brano che compone questo album che è un viaggio fatto sì di musica, ma anche di emozioni, di parole evocative, di meraviglie sussurrate o suggerite tra un solfeggio e l’altro, tra un vocalizzo e l’altro, tra un’esplosione di tromba e un assolo intimista col pianoforte.
Si percepisce la sincerità del sentire artistico, la volontà di trasmettere non solo note, parole, ma anche quegli orizzonti di beltà, incanto e stupore che solo un approccio non troppo disincantato alle cose della vita, anche le più piccole e apparentemente più semplici, può offrire.

- TO THE WONDERS, sicuramente tra le mie top 3 preferite: un mix affascinante di dolce malinconia, drammaticità, ma anche di energica ripresa. Una preghiera musicale per andare oltre, per coltivare speranze...mi ha commosso al primo ascolto.

- LE MIE OMBRE, di questo pezzo mi piace soprattutto il ritornello, un sound esteso che disegna un   orizzonte sconfinato davanti, ma anche le strofe sono molto intime, profonde. Da risentire più e più volte per penetrarne il senso.

- DOWN, ha una forza emotiva che fa quasi male, ma al tempo stesso regala quella leggerezza tipica che sussegue alla presa di coscienza quando autenticamente sentita ("I'll embrace the change. Like a feather it will alter my life altogether")

- KAIROS, un pezzo che mi attrae molto, veloce, maturo e che contiene una delle strofe che trovo letteralmente più incisiva ("ho dormito notti inutili, ho rinchiuso i sogni in alibi").

- MIRABILIA, questo pezzo è un altro top 3, un inno a ritrovare la meraviglia, anche per chi non trova più l'equilibrio che ci tiene sospesi tra sogni e realtà...quasi psichedelico, ritmico e arricchito da un controcanto ben riuscito e d’effetto.

- SLAY TILLING, molto intimista, la vedo scorrere tra le immagini di una saga familiare...e così sarà nella serie tv “Tutto può succedere 2”.

- VIENIMI A CERCARE, un duetto riuscitissimo quello tra Marco Guazzone e Matilda De Angelis. Un confronto amoroso stuzzicante e originale (“tana per tutte e due”) e le voci si fondono a meraviglia (lei voce molto alta, sottile, delicata e lui romanticamente abbandonato e arreso alla forza di un sentimento che nasce come un soffio e, lentamente, diventa un vento che agita tutto e disarma).

- DIMMI SE ADESSO MI VEDI,  un pezzo struggente, un canto d'amor perduto su una scogliera.

- DA TE, in questo pezzo, la voce di Marco Guazzone si fa conturbante. Crea un mix di sfida, quasi di rabbia serena, di apparente lucidità su un tappeto di sensazioni delle quali si teme l’effetto.

- THE HELM, un canto sulla forza prorompente di una presa di consapevolezza da tempo attesa.

- OH ISSA, a questa sono particolarmente affezionata...quando la sento, non riesco proprio a stare ferma e a non cantarci sopra. E’ la vela che ho issato e che mi ha sospinto verso la rotta degli Stag.

- I AM FREE, un canto poetico. Appena inizia, la immagino liberarsi delicatamente in una buia sala di cinema mentre scorrono i titoli di coda di uno di quei film sì drammatici, ma aperti alla speranza che mi piacciono tanto. 

la musica è in ogni luogo
Per la ricetta del giorno vi propongo un piatto unico, molto veloce e semplice da preparare che racchiude energia e morbidezza.

Tempeh ortolano

Ingredienti:

-       patate, carote
- tempeh alla piastra (ndr: si acquista nei negozi di alimentazione biologica o naturale)
-       semi di sesamo
-       erbe aromatiche
-       olio evo, sale, salsa di soia

Preparazione:
Scaldate un filo d’olio in una padella. Prima che diventi troppo caldo, aggiungete patate e carote tagliate a tocchetti, salate, condite con erbe aromatiche e versate un po’ di acqua. A metà cottura aggiungete anche i pezzetti di tempeh e sfumate con un po’ di salsa di soia.
Servite aggiungendo una manciata di semi di sesamo.


lunedì 13 marzo 2017

...IL LATO ARTISTICO DELLA FOLLIA...

Salite che val la pena osare
Le piccole follie sono le vette emozionali sulle quali, ogni tanto, ci inerpichiamo per abbandonare la placida pianura del quotidiano e vivere l’adrenalina di una salita.

Verdi distensioni 
Tentare di ripercorrere lo stesso stato d’animo che ha portato un artista a dipingere un quadro, a scrivere una canzone, a interpretare un ruolo drammatico…ecco, immergersi nell’arte può consentire a piccoli soffi di follia di rinfrescare i nostri pensieri, spesso troppo istituzionalizzati o cristallizzati dalla routine.
Magari l’artista voleva trasmettere altro rispetto alle nostre interpretazioni. Ma quello che ognuno di noi coglie è probabilmente ciò che ci serve in quel particolare momento.
L’arte può essere lo specchio delle nostre emozioni. O quella cima a cui tendere per elevarci dal suolo fin troppo conosciuto. Lo sconosciuto non come territorio da evitare per paura di uscire dalla propria zona di comfort, ma come attrattiva in cui immergersi per scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi.
Come reagiamo di fronte alle cose nuove può dirci molto di ciò che siamo. E certe prese di coscienza sono indispensabili per diventare sempre più ciò che siamo.
Ovviamente perché si verifichi l’effetto di cui parlo deve trattarsi di un’immersione profonda. Se si rimane sulla superficie delle cose, osservate o ascoltate, l’esperienza non arriva a toccare corde così profonde da agitarci qualcosa dentro. Rimane solo un tassello di un altro giorno qualunque che pure sbiadirà nei ricordi.
Sono i giorni che ci hanno cambiato, le esperienze che hanno smosso qualcosa nelle placide acque del nostro sopravvivere a restare scolpiti per sempre nella memoria.
Un dialogo a cuore scoperto, un gesto inaspettato che ci sorprende, parole che abbiamo il coraggio di tirare fuori dopo averle tenute nascoste sotto strati di sovrastrutture divenute troppo polverose, un viaggio che intraprendiamo non solo con i piedi, ma con tutto il nostro essere…sono le esperienze che lasciano un segno quelle che riempiono il tempo di sostanza e non solo di minuti a nostra disposizione.

Ispirazioni

– Alice: Sto diventando matta, papà?
– Padre: Ho paura di sì, Alice: sei matta, svitata, hai perso la testa… Ma ti dirò un segreto: tutti i migliori sono matti.
(Dal film Alice in Wonderland)

Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tenere viva in noi qualche piccola follia.
(Marcel Proust)

Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio quieto! Il guaio è per voi che la vivete agiatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia.
(Luigi Pirandello)

Nessun grande mente è mai esistita senza un pizzico di follia.
(Aristotele)

Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
(William Shakespeare)

Suggestioni 
Pure in cucina, per esempio sembrerebbe folle usare le castagne come base per fare una frittata…ma se andate oltre il pregiudizio e rischiate, chissà, magari scoprirete un gusto nuovo ed insolito che soddisferà il vostro palato e i vostri commensali ;-)

Frittata di castagne e zucchine

Ingredienti:
-       200 gr di farina di castagne
-       300 ml di acqua
-       Erbe aromatiche
-       zucchine
-       sale, olio evo, salsa di soia e semi di sesamo
-       radicchio e maionese di riso per il contorno

In una ciotola amalgamate per bene la farina di castagne, l’acqua, le erbe aromatiche ed un pizzico di sale (usando magari lo sbattitore elettrico o la frusta per evitare grumi).
Fate riposare.
Nel frattempo rosolate in una padella le zucchine con un filo d’olio e aromi a scelta (ho usato origano, mentuccia, alghe essicate e sale rosa). Potete sfumare con poca salsa di soia.
Versate le zucchine nella pastella di castagne e mescolate con cura.
In una padella capiente, fate scaldare un filo d’olio e versate la finta frittata; cuocete per bene servendovi di una spatola fate man mano rapprendere la parte liquida e capovolgete a metà cottura (quando un lato si stacca facilmente e la parte superiore appare non troppo liquida).
Servite con insalatina di radicchio con semi di sesamo e ciuffetti di maionese di riso.





mercoledì 8 marzo 2017

...PUEDE PARLAR DE MADRID? ;-)


Su Madrid avevo letto recensioni molto contrastanti. C’è chi la ama e chi alza il ciglio in segno di una stringata sufficienza.
Premetto che in viaggio sono una persona di bocca buona. Nel senso che sono talmente entusiasta di partire che, al di là della meta e delle curiosità che poi riesco o meno ad appagare, mi ritengo quasi sempre soddisfatta del mio semplice partire. Sarà una specie di attrazione per il gesto di preparare un trolley; talmente forte è il desiderio di andare che non riesco a provare repulsione nemmeno per quel disbrigo, sempre troppo lungo, in aeroporto o per le file interminabili davanti ai musei o per quel fugace senso di smarrimento che precede la ricerca, su google o su mappa, del primo indirizzo da cercare in una città sconosciuta. Mi basta avere un trolley e un biglietto di A/R (perché dopotutto non sono ancora pronta a partire senza pensare al ritorno, nonostante apprezzi il verso di quella canzone di Irene Grandi che fa “prima di partire per un lungo viaggio…porta con te la voglia di non tornare più…”). 

Mi piace girare senza itinerari prestabiliti; mi appunto giusto quelle poche tappe che non voglio mancare e sfizi e vizi tradizionali del luogo dove mi sto recando. Il resto mi piace scoprirlo affidandomi all’impatto emozionale e visivo, senza acquisire troppa preventiva conoscenza.

A Madrid, da subito, mi sono sentita a mio agio. Con questo post voglio condividere alcune istantanee dei momenti migliori della mia visita, durata due giorni, di Madrid.


Appena uscita dalla metro a Puerta del Sol mi sono sentita invasa da un senso di allegria, colore, musicalità, ironia. Pupazzoni enormi girano per la piazza a disposizione di chi vuole uno scatto di ritrovata fanciullezza.

Strani personaggi in Puerta de Sol
Poi grandi viali pieni di gente, multietnicità, locali di tutti i tipi e tanti, tanti teatri.




Mi è piaciuto tantissimo girare, domenica mattina, per il mercato del Rastro; a parte i banchetti e i pub/stuzzicherie di ogni tipo in questa parte della città, più che altro sono rimasta affascinata dai tanti artisti di strada che ad ogni angolo liberano il loro talento, a prescindere dai mezzi e a volte, anche dagli strumenti a loro disposizione…
...anche una valigia può suonare
il palco è la strada 


colori
Prediligendo la cucina vegetariana/vegana sono andata a caccia di ristorantini di questo taglio e devo dire che, nonostante la prevalenza di taverne orientate sull’offerta di jamon serrano e dintorni, non sono rimasta delusa nemmeno a tavola. Il Rayen Vegano, Vega e Al Natural sono tre tappe che non lasceranno deluso chi, come me, cerca il vegano non punitivo o eccessivamente scarno, ma creativo e sfizioso. Il sano può andare a braccetto col gusto. Sempre.

Croquettes
piatto crudista di verdure con salsa di anacardi
Sui dolci non ci siamo. Cioè a me i famosi churros con la cioccolata non piacciono. Però per chi gradisce il genere (dolci tipo frittelle allungate da intingere nella cioccolata) segnalo un luogo storico: la Cioccolateria San Gines (preparatevi a fare la fila, più che per entrare al Museo del Prado).

Coda da San Gines
Mi è piaciuta l’atmosfera rilassata e semplice della Mallorquina, sulla Plaza Del Sol. Anche qui c’è fila per entrare, ma ne vale la pena: hanno dei dolci spettacolari, prezzi modici e una gestione di sapiente professionalità. Non è una caffetteria super chic, infatti al tavolino vi mettono, senza troppe smancerie, piattini e posate e senza troppa attesa soddisfano ogni vostra golosità.
Pasticceria storica

Specialità della Mallorquina 
D’obbligo la visita al Museo Nacional Del Prado, al Palacio Real, al Parco del Retiro.

Un giretto anche a Plaza Mayor con il suo lungo porticato, sotto il quale si trovano qualche bottega artigianale,tanti negozi di ninnoli, gingilli e quisquilie varie e alcune taverne che, personalmente, ho preferito non collaudare data l’atmosfera eccessivamente turistica.
Plaza Mayor

Di respiro europeo la Gran Via, ricca di negozi, locali e talmente  tanti teatri che questa zona viene denominata la Broadway madrilena. Percorretela tutta fino a Plaza de Espana. Se ci arriverete all’ora del tramonto, godrete del contrasto seducente di luci ed ombre: la vivacità elettrizzante delle luci in scena sul palcoscenico notturno. C’è arte fuori, prima ancora che dentro i teatri. Fuori è la natura a mettere in scena i suoi atti; dentro sono gli uomini che tentano di rendere sublimi i propri pensieri e la propria arte.








Anche il viaggio è un tentativo artistico; come farlo, come affrontare il viaggio, ci può rivelare il nostro essere dei dilettanti o, man mano, dei cultori di questa arte che è il girovagare. 



Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole (Charles Baudelaire)


E non c’è niente di più bello dell’istante che precede il viaggio, l’istante in cui l’orizzonte del domani viene a renderci visita e a raccontarci le sue promesse (Milan Kundera)



Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno (Guy de Maupassant)


Una volta che hai viaggiato, il viaggio non finisce mai, ma si ripete infinite volte negli angoli più silenziosi della mente. La mente non sa separarsi dal viaggio (Pat Conroy)



Viaggiare, sognare, innamorarsi, tre inviti per la stessa cosa. Tre modi per andare in luoghi che non sempre riusciamo a capire
(Angeles Mastretta)


A chiusura, vi lascio la ricetta di un risottino semplice da preparare; non sarà una sontuosa paella spagnola, ma appagherà ugualmente i vostri palati, fidatevi del radicchio ahahahah

Risotto al radicchio
Ingredienti:
-       80 gr di riso carnaroli
-       200 ml circa di brodo vegetale
-       Erbe aromatiche
-       radicchio
-       sale, olio evo, salsa di soia e semi di sesamo


In una casseruola fate scaldare un filo d’olio, versare il radicchio, salate e fate appassire. Versatevi delle erbe aromatiche (io ho usato un po’ di origano ed alghe essiccate) 
Aggiungete anche il riso e fate tostare.
Poi sfumate con un filo di salsa di soia.
Aggiungete un po’ di brodo vegetale e poi, girando spesso portate a cottura il riso, aggiungendo man mano il brodo.
Servitelo caldo.