giovedì 8 giugno 2017

UN FILM: "FORTUNATA"

Locandina del film

Fortunata è una donna ribelle, sfrontata, tutta istinto, fatica, sudore e vita di borgata; corre da mattina a sera, scompigliata e inerpicata su zeppe che le danno un’andatura goffa e traballante; appare subito sgraziata prima ancora di scoprirla disperata. E’ una parrucchiera  e ha un sogno nel cassetto: aprire un salone tutto suo per smetterla di correre da una parte all’altra in cerca di teste da pettinare e potersi emanciparsi da un destino che sembra, a dispetto del suo nome, ineluttabilmente orientato al sacrificio e alla sofferenza.
Il (quasi) ex marito di Fortunata è un uomo violento e autoritario che usa la figlia per farle la guerra e usa Fortunata per sedare i suoi istinti animaleschi. Lei è una madre fuori dagli schemi, cresce la figlia in modo selvatico e con una tenerezza un po’ goffa e selvaggia. La figlia, a sua volta, spettatrice degli scontri tra sua madre e suo padre, sputa il suo disagio come forma di protesta e finisce per indirizzare le sue proteste proprio verso quella madre così eccentrica e ingombrante; ed ecco che ad analizzare il suo disagio compare Patrizio, medico apparentemente risoluto, ma troppo fragile e spaventato dall’irruenza di Fortunata per poterne diventare, come umanamente si vorrebbe poter sperare, un vento di cambiamento e di riscatto. Poi c’è l’amico fraterno di Fortunata, Chicano, che è un altro miserabile posto ai margini della società; farmacodipendente, tremendamente fragile, con la voglia di spaccare il mondo, ma che trema quando avverte la paura e che teneramente affianca la madre, malata di Azheimer, e ne asseconda gli aneliti di follia, fino a che la follia non manda alla deriva lui stesso.
E’ un film emotivamente forte come ci si può aspettare dall’accoppiata Castellitto/Mazzantini, con la sapiente regia di dettaglio di Castellitto, musiche azzeccatissime e attori intensamente coinvolgenti (Jasmine Trinca e Alessandro Borghi da podio, sguardi famelici di vita e di riscatto, Stefano Accorsi abile nel rendere il suo personaggio più ambiguo e complesso di quanto possa sembrare in un primo momento ed Edoardo Pesce, credibile nella sua interpretazione di un padre padrone gretto e fastidioso)


Per la ricetta, vi propongo un tortino di quinoa fresco, leggero, ideale per le giornate calde e assolate. Anche se il caldo indurrebbe a saltare i pasti, non è il caso di affaticare il fisico con privazioni. E nemmeno con cibi inappropriati alla stagione. Meglio orientarsi su cibi energizzanti, di facile digestione.

Tortini di quinoa e zucchine
  
Ingredienti:
-   Quinoa
-   Zucchine
-   Erbe aromatiche
-   Sale, olio evo
-   Latte di cocco
-   Acqua

Preparazione

Cuocere la quinoa in un tegame con un quantitativo di liquido (1/2 acqua e 1/2 latte di cocco) il triplo del peso della quinoa (in genere sono queste le dosi, leggete comunque le istruzioni riportate sulla confezione della quinoa). Salate leggermente.
A parte saltate in padella le zucchine tagliate a dadini con poco olio evo, un pizzico di sale ed erbe aromatiche.
Mescolate poi la quinoa con le zucchine e servite, anche freddo.

lunedì 22 maggio 2017

UN FILM: "ORECCHIE"

Locandina del film 

Il film "Orecchie" di Alessandro Aronadio ha per protagonista un bravo esordiente, Daniele Parisi, vanta incursioni di spicco, come quella di Rocco Papaleo, Milena Vukotic, Massimo Wertmuller, Piera Degli Esposti. È un film semplice ed essenziale quanto al suo "confezionamento" (luoghi, riprese, montaggio, situazioni), ma complesso quanto al suo contenuto e ambizioso nella sua scrittura. Temi di un certo peso gravitano attorno alla narrazione: il germe di follia che alberga in ogni essere umano, i compromessi del vivere sociale, le psicosi dei tempi moderni, il surrealismo di certe situazioni che pur fanno parte del nostro vivere quotidiano e i rischi dello spingersi troppo al di fuori di quello che poi è "il nostro unico mondo". Il regista li affronta in maniera leggera, a volte con pennellate volutamente surreali, ma mai andando a sbandare "sopra le righe" e restando abilmente immune da quel modo un po' intellettualoide di raccontare la realtà, quando si mira ad esasperare i vizi, i limiti del tessuto umano. Aronadio li racconta, invece, con uno sguardo rispettoso e compassionevole. Un film in bianco e nero nel quale il fischio alle orecchie avvertito dal protagonista all'inizio del film e della sua giornata, diventa metafora dello smarrimento di un altro "senso" delle cose, un rumore di sottofondo che rischia di allontanarlo, isolarlo dalla realtà, proprio come il suo rigido pensiero che lo ha sempre portato a giudicare gli altri, a schifare le convenzioni sociali, a rifiutare l'imprevedibile e l'improbabile e con essi, però, anche "la possibilità di una vita migliore".
La ricetta di oggi è una mousse fresca, golosa e vegan. Ottima come dessert a fine pasto o come sfizio della giornata.

mousse cioccoavocadosa


Ingredienti:
1 avocado maturo
100 g di cioccolato fondente
60 ml di latte di riso
5 cucchiai di sciroppo d’agave
1 bacca di vaniglia (o 1 cucchiaino di estratto di vaniglia)
noci di macadamia tritate (per guarnire)

Preparazione:

Sciogliere il cioccolato a bagnomaria e lasciarlo raffreddare. Sbucciare l’avocado e tagliarlo a cubetti. Versare tutti gli ingredienti nel frullatore (se preferite una mousse più dolce aggiungete qualche cucchiaio in più di sciroppo d’agave) e azionare fino ad ottenere un composto liscio e cremoso. Lasciar riposare in frigo; servire in coppette decorando con granella di pistacchi (o nocciole o mandorle). Potete anche usarla come farcitura per una crostata. 

martedì 18 aprile 2017

"VERSO LE MERAVIGLIE"

Il nuovo album degli Stag
Oggi, dopo aver passato un po’ di giorni ad ascoltarlo e riascoltarlo, soprattutto in macchina durante i vari viaggi di andata e ritorno pasquali, vi voglio raccontare le suggestioni che mi ha  provocato il nuovo cd degli Stag, "Verso le Meraviglie". 

Gli Stag, per chi non li conoscesse, sono: Marco Guazzone (voce, pianoforte), Stefano Costantini (tromba), Giosuè Manuri (batteria) e Edoardo Cicchinelli (basso).
L’album d’esordio di questa band romana è “L’Atlante dei Pensieri” del 2012; il disco contiene il brano “Guasto” che Marco Guazzone, in veste di solista, ha presentato alla 62a edizione del Festival di Sanremo nella sezione Giovani.

Da allora, gli Stag hanno viaggiato, si sono fatti conoscere in giro per l’Italia e non solo, hanno collaborato con artisti nazionali come Malika Ayane, Arisa e Chiara Galiazzo, hanno partecipato alla composizione di varie colonne sonore per il cinema, il teatro e la televisione e da aprile 2016 conducono un loro programma di musica dal vivo su In Blu Radio.

A marzo 2017 è uscito il loro secondo cd, raffinato, ma mai “complicato”, di respiro internazionale che conferma l’originalità sonora e la versatilità di genere della band.

Gli Stag in live 
Di seguito una mia veloce istantanea su ciascun brano che compone questo album che è un viaggio fatto sì di musica, ma anche di emozioni, di parole evocative, di meraviglie sussurrate o suggerite tra un solfeggio e l’altro, tra un vocalizzo e l’altro, tra un’esplosione di tromba e un assolo intimista col pianoforte.
Si percepisce la sincerità del sentire artistico, la volontà di trasmettere non solo note, parole, ma anche quegli orizzonti di beltà, incanto e stupore che solo un approccio non troppo disincantato alle cose della vita, anche le più piccole e apparentemente più semplici, può offrire.

- TO THE WONDERS, sicuramente tra le mie top 3 preferite: un mix affascinante di dolce malinconia, drammaticità, ma anche di energica ripresa. Una preghiera musicale per andare oltre, per coltivare speranze...mi ha commosso al primo ascolto.

- LE MIE OMBRE, di questo pezzo mi piace soprattutto il ritornello, un sound esteso che disegna un   orizzonte sconfinato davanti, ma anche le strofe sono molto intime, profonde. Da risentire più e più volte per penetrarne il senso.

- DOWN, ha una forza emotiva che fa quasi male, ma al tempo stesso regala quella leggerezza tipica che sussegue alla presa di coscienza quando autenticamente sentita ("I'll embrace the change. Like a feather it will alter my life altogether")

- KAIROS, un pezzo che mi attrae molto, veloce, maturo e che contiene una delle strofe che trovo letteralmente più incisiva ("ho dormito notti inutili, ho rinchiuso i sogni in alibi").

- MIRABILIA, questo pezzo è un altro top 3, un inno a ritrovare la meraviglia, anche per chi non trova più l'equilibrio che ci tiene sospesi tra sogni e realtà...quasi psichedelico, ritmico e arricchito da un controcanto ben riuscito e d’effetto.

- SLAY TILLING, molto intimista, la vedo scorrere tra le immagini di una saga familiare...e così sarà nella serie tv “Tutto può succedere 2”.

- VIENIMI A CERCARE, un duetto riuscitissimo quello tra Marco Guazzone e Matilda De Angelis. Un confronto amoroso stuzzicante e originale (“tana per tutte e due”) e le voci si fondono a meraviglia (lei voce molto alta, sottile, delicata e lui romanticamente abbandonato e arreso alla forza di un sentimento che nasce come un soffio e, lentamente, diventa un vento che agita tutto e disarma).

- DIMMI SE ADESSO MI VEDI,  un pezzo struggente, un canto d'amor perduto su una scogliera.

- DA TE, in questo pezzo, la voce di Marco Guazzone si fa conturbante. Crea un mix di sfida, quasi di rabbia serena, di apparente lucidità su un tappeto di sensazioni delle quali si teme l’effetto.

- THE HELM, un canto sulla forza prorompente di una presa di consapevolezza da tempo attesa.

- OH ISSA, a questa sono particolarmente affezionata...quando la sento, non riesco proprio a stare ferma e a non cantarci sopra. E’ la vela che ho issato e che mi ha sospinto verso la rotta degli Stag.

- I AM FREE, un canto poetico. Appena inizia, la immagino liberarsi delicatamente in una buia sala di cinema mentre scorrono i titoli di coda di uno di quei film sì drammatici, ma aperti alla speranza che mi piacciono tanto. 

la musica è in ogni luogo
Per la ricetta del giorno vi propongo un piatto unico, molto veloce e semplice da preparare che racchiude energia e morbidezza.

Tempeh ortolano

Ingredienti:

-       patate, carote
- tempeh alla piastra (ndr: si acquista nei negozi di alimentazione biologica o naturale)
-       semi di sesamo
-       erbe aromatiche
-       olio evo, sale, salsa di soia

Preparazione:
Scaldate un filo d’olio in una padella. Prima che diventi troppo caldo, aggiungete patate e carote tagliate a tocchetti, salate, condite con erbe aromatiche e versate un po’ di acqua. A metà cottura aggiungete anche i pezzetti di tempeh e sfumate con un po’ di salsa di soia.
Servite aggiungendo una manciata di semi di sesamo.


lunedì 13 marzo 2017

...IL LATO ARTISTICO DELLA FOLLIA...

Salite che val la pena osare
Le piccole follie sono le vette emozionali sulle quali, ogni tanto, ci inerpichiamo per abbandonare la placida pianura del quotidiano e vivere l’adrenalina di una salita.

Verdi distensioni 
Tentare di ripercorrere lo stesso stato d’animo che ha portato un artista a dipingere un quadro, a scrivere una canzone, a interpretare un ruolo drammatico…ecco, immergersi nell’arte può consentire a piccoli soffi di follia di rinfrescare i nostri pensieri, spesso troppo istituzionalizzati o cristallizzati dalla routine.
Magari l’artista voleva trasmettere altro rispetto alle nostre interpretazioni. Ma quello che ognuno di noi coglie è probabilmente ciò che ci serve in quel particolare momento.
L’arte può essere lo specchio delle nostre emozioni. O quella cima a cui tendere per elevarci dal suolo fin troppo conosciuto. Lo sconosciuto non come territorio da evitare per paura di uscire dalla propria zona di comfort, ma come attrattiva in cui immergersi per scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi.
Come reagiamo di fronte alle cose nuove può dirci molto di ciò che siamo. E certe prese di coscienza sono indispensabili per diventare sempre più ciò che siamo.
Ovviamente perché si verifichi l’effetto di cui parlo deve trattarsi di un’immersione profonda. Se si rimane sulla superficie delle cose, osservate o ascoltate, l’esperienza non arriva a toccare corde così profonde da agitarci qualcosa dentro. Rimane solo un tassello di un altro giorno qualunque che pure sbiadirà nei ricordi.
Sono i giorni che ci hanno cambiato, le esperienze che hanno smosso qualcosa nelle placide acque del nostro sopravvivere a restare scolpiti per sempre nella memoria.
Un dialogo a cuore scoperto, un gesto inaspettato che ci sorprende, parole che abbiamo il coraggio di tirare fuori dopo averle tenute nascoste sotto strati di sovrastrutture divenute troppo polverose, un viaggio che intraprendiamo non solo con i piedi, ma con tutto il nostro essere…sono le esperienze che lasciano un segno quelle che riempiono il tempo di sostanza e non solo di minuti a nostra disposizione.

Ispirazioni

– Alice: Sto diventando matta, papà?
– Padre: Ho paura di sì, Alice: sei matta, svitata, hai perso la testa… Ma ti dirò un segreto: tutti i migliori sono matti.
(Dal film Alice in Wonderland)

Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tenere viva in noi qualche piccola follia.
(Marcel Proust)

Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio quieto! Il guaio è per voi che la vivete agiatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia.
(Luigi Pirandello)

Nessun grande mente è mai esistita senza un pizzico di follia.
(Aristotele)

Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
(William Shakespeare)

Suggestioni 
Pure in cucina, per esempio sembrerebbe folle usare le castagne come base per fare una frittata…ma se andate oltre il pregiudizio e rischiate, chissà, magari scoprirete un gusto nuovo ed insolito che soddisferà il vostro palato e i vostri commensali ;-)

Frittata di castagne e zucchine

Ingredienti:
-       200 gr di farina di castagne
-       300 ml di acqua
-       Erbe aromatiche
-       zucchine
-       sale, olio evo, salsa di soia e semi di sesamo
-       radicchio e maionese di riso per il contorno

In una ciotola amalgamate per bene la farina di castagne, l’acqua, le erbe aromatiche ed un pizzico di sale (usando magari lo sbattitore elettrico o la frusta per evitare grumi).
Fate riposare.
Nel frattempo rosolate in una padella le zucchine con un filo d’olio e aromi a scelta (ho usato origano, mentuccia, alghe essicate e sale rosa). Potete sfumare con poca salsa di soia.
Versate le zucchine nella pastella di castagne e mescolate con cura.
In una padella capiente, fate scaldare un filo d’olio e versate la finta frittata; cuocete per bene servendovi di una spatola fate man mano rapprendere la parte liquida e capovolgete a metà cottura (quando un lato si stacca facilmente e la parte superiore appare non troppo liquida).
Servite con insalatina di radicchio con semi di sesamo e ciuffetti di maionese di riso.





mercoledì 8 marzo 2017

...PUEDE PARLAR DE MADRID? ;-)


Su Madrid avevo letto recensioni molto contrastanti. C’è chi la ama e chi alza il ciglio in segno di una stringata sufficienza.
Premetto che in viaggio sono una persona di bocca buona. Nel senso che sono talmente entusiasta di partire che, al di là della meta e delle curiosità che poi riesco o meno ad appagare, mi ritengo quasi sempre soddisfatta del mio semplice partire. Sarà una specie di attrazione per il gesto di preparare un trolley; talmente forte è il desiderio di andare che non riesco a provare repulsione nemmeno per quel disbrigo, sempre troppo lungo, in aeroporto o per le file interminabili davanti ai musei o per quel fugace senso di smarrimento che precede la ricerca, su google o su mappa, del primo indirizzo da cercare in una città sconosciuta. Mi basta avere un trolley e un biglietto di A/R (perché dopotutto non sono ancora pronta a partire senza pensare al ritorno, nonostante apprezzi il verso di quella canzone di Irene Grandi che fa “prima di partire per un lungo viaggio…porta con te la voglia di non tornare più…”). 

Mi piace girare senza itinerari prestabiliti; mi appunto giusto quelle poche tappe che non voglio mancare e sfizi e vizi tradizionali del luogo dove mi sto recando. Il resto mi piace scoprirlo affidandomi all’impatto emozionale e visivo, senza acquisire troppa preventiva conoscenza.

A Madrid, da subito, mi sono sentita a mio agio. Con questo post voglio condividere alcune istantanee dei momenti migliori della mia visita, durata due giorni, di Madrid.


Appena uscita dalla metro a Puerta del Sol mi sono sentita invasa da un senso di allegria, colore, musicalità, ironia. Pupazzoni enormi girano per la piazza a disposizione di chi vuole uno scatto di ritrovata fanciullezza.

Strani personaggi in Puerta de Sol
Poi grandi viali pieni di gente, multietnicità, locali di tutti i tipi e tanti, tanti teatri.




Mi è piaciuto tantissimo girare, domenica mattina, per il mercato del Rastro; a parte i banchetti e i pub/stuzzicherie di ogni tipo in questa parte della città, più che altro sono rimasta affascinata dai tanti artisti di strada che ad ogni angolo liberano il loro talento, a prescindere dai mezzi e a volte, anche dagli strumenti a loro disposizione…
...anche una valigia può suonare
il palco è la strada 


colori
Prediligendo la cucina vegetariana/vegana sono andata a caccia di ristorantini di questo taglio e devo dire che, nonostante la prevalenza di taverne orientate sull’offerta di jamon serrano e dintorni, non sono rimasta delusa nemmeno a tavola. Il Rayen Vegano, Vega e Al Natural sono tre tappe che non lasceranno deluso chi, come me, cerca il vegano non punitivo o eccessivamente scarno, ma creativo e sfizioso. Il sano può andare a braccetto col gusto. Sempre.

Croquettes
piatto crudista di verdure con salsa di anacardi
Sui dolci non ci siamo. Cioè a me i famosi churros con la cioccolata non piacciono. Però per chi gradisce il genere (dolci tipo frittelle allungate da intingere nella cioccolata) segnalo un luogo storico: la Cioccolateria San Gines (preparatevi a fare la fila, più che per entrare al Museo del Prado).

Coda da San Gines
Mi è piaciuta l’atmosfera rilassata e semplice della Mallorquina, sulla Plaza Del Sol. Anche qui c’è fila per entrare, ma ne vale la pena: hanno dei dolci spettacolari, prezzi modici e una gestione di sapiente professionalità. Non è una caffetteria super chic, infatti al tavolino vi mettono, senza troppe smancerie, piattini e posate e senza troppa attesa soddisfano ogni vostra golosità.
Pasticceria storica

Specialità della Mallorquina 
D’obbligo la visita al Museo Nacional Del Prado, al Palacio Real, al Parco del Retiro.

Un giretto anche a Plaza Mayor con il suo lungo porticato, sotto il quale si trovano qualche bottega artigianale,tanti negozi di ninnoli, gingilli e quisquilie varie e alcune taverne che, personalmente, ho preferito non collaudare data l’atmosfera eccessivamente turistica.
Plaza Mayor

Di respiro europeo la Gran Via, ricca di negozi, locali e talmente  tanti teatri che questa zona viene denominata la Broadway madrilena. Percorretela tutta fino a Plaza de Espana. Se ci arriverete all’ora del tramonto, godrete del contrasto seducente di luci ed ombre: la vivacità elettrizzante delle luci in scena sul palcoscenico notturno. C’è arte fuori, prima ancora che dentro i teatri. Fuori è la natura a mettere in scena i suoi atti; dentro sono gli uomini che tentano di rendere sublimi i propri pensieri e la propria arte.








Anche il viaggio è un tentativo artistico; come farlo, come affrontare il viaggio, ci può rivelare il nostro essere dei dilettanti o, man mano, dei cultori di questa arte che è il girovagare. 



Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole (Charles Baudelaire)


E non c’è niente di più bello dell’istante che precede il viaggio, l’istante in cui l’orizzonte del domani viene a renderci visita e a raccontarci le sue promesse (Milan Kundera)



Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno (Guy de Maupassant)


Una volta che hai viaggiato, il viaggio non finisce mai, ma si ripete infinite volte negli angoli più silenziosi della mente. La mente non sa separarsi dal viaggio (Pat Conroy)



Viaggiare, sognare, innamorarsi, tre inviti per la stessa cosa. Tre modi per andare in luoghi che non sempre riusciamo a capire
(Angeles Mastretta)


A chiusura, vi lascio la ricetta di un risottino semplice da preparare; non sarà una sontuosa paella spagnola, ma appagherà ugualmente i vostri palati, fidatevi del radicchio ahahahah

Risotto al radicchio
Ingredienti:
-       80 gr di riso carnaroli
-       200 ml circa di brodo vegetale
-       Erbe aromatiche
-       radicchio
-       sale, olio evo, salsa di soia e semi di sesamo


In una casseruola fate scaldare un filo d’olio, versare il radicchio, salate e fate appassire. Versatevi delle erbe aromatiche (io ho usato un po’ di origano ed alghe essiccate) 
Aggiungete anche il riso e fate tostare.
Poi sfumate con un filo di salsa di soia.
Aggiungete un po’ di brodo vegetale e poi, girando spesso portate a cottura il riso, aggiungendo man mano il brodo.
Servitelo caldo.




venerdì 17 febbraio 2017

...AMORE E DINTORNI

Due cuori ed un caffè..
Più delle borse di Louise Vuitton vendute lungo i viali delle grandi città, poggiate su teli di stoffa bianca…
Più di quelle boccette di profumi, perfette riproduzioni di quelli di marca, vendute sui banchetti del mercato…
Più delle patacche di opere d’arte famose…
Ancor più dei marchi, loghi e segni distintivi…
La “cosa” in assoluto più contraffatta può essere l’amore…
Quante volte dietro la parvenza di un amore si celano altre emozioni, altri bisogni.
C’è chi appaga il proprio egocentrismo pensando di amare chi lo fa sentire importante; in verità è amato, ma lui, il suo amore, non lo dona mai a nessuno perché farlo lo farebbe sentire vulnerabile, fragile.
C’è chi vuole possedere, pensando di amare. Ma quello è una forma di ricatto psicologico; ciò che si ama davvero merita di essere lasciato libero, non costretto. La costrizione non può essere una forma di amore.
C’è, peggio ancora, chi pensa di amare eppure compie soprusi e violenze di ogni tipo sul soggetto che crede di amare. Non c’è amore laddove non c’è rispetto profondo per l’essere umano, prima ancora che quest’ultimo sia investito del ruolo di partner.
Sembra banale, ma quante volte ci siamo riempiti o ci riempiamo la bocca della parola amore senza carpirne il significato profondo?
In nome dell’amore si crede di compiere scelte che, invece, nascono da altri impulsi, da altre esigenze.
Negare le proprie zone d’ombra porta a scambiare l’amore con altre cose, a usarlo come succedaneo per non dover ammettere altre carenze, altri vuoti dentro di sé.
Pensiamo di colmare quei vuoti con il lodevole sentimento dell’amore e, invece, ci stiamo illudendo un’altra volta.
L’amore non serve a riempire, ma a svuotare il nostro ego di forza distruttiva.
L’amore può contenere, ma può anche non identificarsi con tutte le sue forme di manifestazione.
L’amore non si spiega, non si educa, non si ingabbia. L’amore si prova. L’amore si coltiva. L’amore ci fa immaginare diversi modi per indossarlo e, ogni volta, diverse strade per tentare di percorrerlo. L’amore richiede coraggio. Ci viene insegnato che è anche sacrificio. A me non piace accostare questa parola gioiosa ad un termine così castrante. Preferisco associarla a termini di più ampio respiro: orizzonti, infinito, meraviglia, stupore, condivisione, crescita, evoluzione, miglioramento del sé.
Ho scelto alcuni aforismi sul tema...tanti aspetti, tanti modi diversi di intendere l'amore. O di credere di intenderlo...;-)

Amore è bellezza 
L’amore è la fiducia di dirgli tutto su voi stessi, compreso le cose che ci potrebbero far vergognare. L’amore è sentirsi a proprio agio e al sicuro con qualcuno, ma ancor di più è sentirti cedere le gambe quando quel qualcuno entra in una stanza e ti sorride.
(Albert Einstein)

L’Amore non è una passione. L’Amore non è una emozione. L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa. Qualcuno ti rende un cerchio perfetto; la presenza dell’altro rinforza la tua presenza.
(Osho)

L’amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa star bene, quello che ci fa comodo. Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri.
(Charles Bukowski)

Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo; problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada.
(Franz Kafka)

L’amore è una forza selvaggia. Quando tentiamo di controllarlo, ci distrugge. Quando tentiamo di imprigionarlo, ci rende schiavi. Quando tentiamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi.
(Paulo Coelho)

L’amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta il sesso può suggerire delle ottime domande.
(Woody Allen)


Per la ricetta vi propongo un piatto vegetariano, sano e gustoso.


Frittata di ceci al forno con mix di verdure

Ingredienti:
-       200 gr di farina di ceci
-       300 ml di acqua
-       Erbe aromatiche
-       Sale
-       Verdure miste
-       Olio evo

In una ciotola amalgamate per bene la farina di ceci, l’acqua, le erbe aromatiche, sale usando magari lo sbattitore elettrico o la frusta per evitare grumi.
Fate riposare.
Nel frattempo rosolate in una padella le verdure che avete a disposizione (io ho tagliato a pezzettini piccoli carota, zucchina, patate e piselli) con un filo d’olio e aromi a scelta (ho usato origano, mentuccia, alghe essicate e sale rosa). Potete anche sfumare con poca salsa di soia.
Versate le verdure nella pastella di ceci e mescolate con cura.
Riempite con il composto una teglia (oliata e con il pangrattato sul fondo).
Infornate a forno caldo a 180° per circa 20/25 minuti.
Servite con insalatina fresca o un contorno a scelta.


venerdì 3 febbraio 2017

MANI

Mani  (Como)
Mani bramose restie a dare
mani generose disposte a donare;
mani pulite di onesto operaio
ed altre sporcate dal soldo ed il suo focolaio;
mani tese di volontari da ammirare
e quelle curiose di innamorati che si vogliono amare;
mani congiunte rivolte verso il cielo
mentre altre armate ne spezzano la preghiera;
mani giovani che accarezzano le mani di una nonna
mentre altre picchiano il volto di una donna;
mani che si agitano in segno di euforia
mentre altre bruciano in un gesto di idiozia;
mani che disegnano nell’aria fiori
mentre altre ne cancellano in terra i colori;
mani che il lavoro fa sudare
mentre altre l’ozio rende avare;
mani gioiose di un bimbo che vuole impastare
mani tremanti di un nonno che il morbo fa vibrare;
mani che una donna poggia sul suo ventre
per sentir palpitare la nuova vita
che presto potrà donare


Per la ricetta di oggi, preparate ad impastare forte, usando, appunto, le mani…;-)

Biscottini vegani al caffè d'orzo, arancia e gocce di cioccolato
Ingredienti (per circa 12 biscotti come nella foto):
-       200 gr di mix di farine (di farro integrale, riso e miglio)
-       30 ml di olio di mais
-       50 ml di sciroppo d’agave
-       1 pizzico di vaniglia in polvere
-       scorzetta grattugiata di arancia
-   ½ cucchiaino di lievito istantaneo bio per pizze e torte salate
-          circa una tazzina di caffè d’orzo
-          gocce di cioccolato fondente
-          granella di pistacchi per decorare

  
Unite in una ciotola la farina, la vaniglia e il lievito. Aggiungete l’olio, lo sciroppo d’agave, la scorzetta di arancia, le gocce di cioccolato e poco alla volta il caffè d’orzo (quanto basta per ottenere un impasto morbido ed elastico. Non si deve appiccicare alle dita, ma nemmeno si compatterà come la normale frolla delle crostate).
L’impasto, inoltre, non dovrete stenderle con il mattarello, ma dovete lavorare un po’ di pasta alla volta con le mani per formare i vostri biscottini (usate le formine per i biscotti). Fateli piuttosto spessi. Decorate con la granella di pistacchi.
Infornate a forno caldo a 180° circa per circa 10 minuti.