lunedì 13 marzo 2017

...IL LATO ARTISTICO DELLA FOLLIA...

Salite che val la pena osare
Le piccole follie sono le vette emozionali sulle quali, ogni tanto, ci inerpichiamo per abbandonare la placida pianura del quotidiano e vivere l’adrenalina di una salita.

Verdi distensioni 
Tentare di ripercorrere lo stesso stato d’animo che ha portato un artista a dipingere un quadro, a scrivere una canzone, a interpretare un ruolo drammatico…ecco, immergersi nell’arte può consentire a piccoli soffi di follia di rinfrescare i nostri pensieri, spesso troppo istituzionalizzati o cristallizzati dalla routine.
Magari l’artista voleva trasmettere altro rispetto alle nostre interpretazioni. Ma quello che ognuno di noi coglie è probabilmente ciò che ci serve in quel particolare momento.
L’arte può essere lo specchio delle nostre emozioni. O quella cima a cui tendere per elevarci dal suolo fin troppo conosciuto. Lo sconosciuto non come territorio da evitare per paura di uscire dalla propria zona di comfort, ma come attrattiva in cui immergersi per scoprire qualcosa di nuovo su noi stessi.
Come reagiamo di fronte alle cose nuove può dirci molto di ciò che siamo. E certe prese di coscienza sono indispensabili per diventare sempre più ciò che siamo.
Ovviamente perché si verifichi l’effetto di cui parlo deve trattarsi di un’immersione profonda. Se si rimane sulla superficie delle cose, osservate o ascoltate, l’esperienza non arriva a toccare corde così profonde da agitarci qualcosa dentro. Rimane solo un tassello di un altro giorno qualunque che pure sbiadirà nei ricordi.
Sono i giorni che ci hanno cambiato, le esperienze che hanno smosso qualcosa nelle placide acque del nostro sopravvivere a restare scolpiti per sempre nella memoria.
Un dialogo a cuore scoperto, un gesto inaspettato che ci sorprende, parole che abbiamo il coraggio di tirare fuori dopo averle tenute nascoste sotto strati di sovrastrutture divenute troppo polverose, un viaggio che intraprendiamo non solo con i piedi, ma con tutto il nostro essere…sono le esperienze che lasciano un segno quelle che riempiono il tempo di sostanza e non solo di minuti a nostra disposizione.

Ispirazioni

– Alice: Sto diventando matta, papà?
– Padre: Ho paura di sì, Alice: sei matta, svitata, hai perso la testa… Ma ti dirò un segreto: tutti i migliori sono matti.
(Dal film Alice in Wonderland)

Tutti siamo costretti, per rendere sopportabile la realtà, a tenere viva in noi qualche piccola follia.
(Marcel Proust)

Sono guarito, signori: perché so perfettamente di fare il pazzo, qua; e lo faccio quieto! Il guaio è per voi che la vivete agiatamente, senza saperla e senza vederla la vostra pazzia.
(Luigi Pirandello)

Nessun grande mente è mai esistita senza un pizzico di follia.
(Aristotele)

Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
(William Shakespeare)

Suggestioni 
Pure in cucina, per esempio sembrerebbe folle usare le castagne come base per fare una frittata…ma se andate oltre il pregiudizio e rischiate, chissà, magari scoprirete un gusto nuovo ed insolito che soddisferà il vostro palato e i vostri commensali ;-)

Frittata di castagne e zucchine

Ingredienti:
-       200 gr di farina di castagne
-       300 ml di acqua
-       Erbe aromatiche
-       zucchine
-       sale, olio evo, salsa di soia e semi di sesamo
-       radicchio e maionese di riso per il contorno

In una ciotola amalgamate per bene la farina di castagne, l’acqua, le erbe aromatiche ed un pizzico di sale (usando magari lo sbattitore elettrico o la frusta per evitare grumi).
Fate riposare.
Nel frattempo rosolate in una padella le zucchine con un filo d’olio e aromi a scelta (ho usato origano, mentuccia, alghe essicate e sale rosa). Potete sfumare con poca salsa di soia.
Versate le zucchine nella pastella di castagne e mescolate con cura.
In una padella capiente, fate scaldare un filo d’olio e versate la finta frittata; cuocete per bene servendovi di una spatola fate man mano rapprendere la parte liquida e capovolgete a metà cottura (quando un lato si stacca facilmente e la parte superiore appare non troppo liquida).
Servite con insalatina di radicchio con semi di sesamo e ciuffetti di maionese di riso.





mercoledì 8 marzo 2017

...PUEDE PARLAR DE MADRID? ;-)


Su Madrid avevo letto recensioni molto contrastanti. C’è chi la ama e chi alza il ciglio in segno di una stringata sufficienza.
Premetto che in viaggio sono una persona di bocca buona. Nel senso che sono talmente entusiasta di partire che, al di là della meta e delle curiosità che poi riesco o meno ad appagare, mi ritengo quasi sempre soddisfatta del mio semplice partire. Sarà una specie di attrazione per il gesto di preparare un trolley; talmente forte è il desiderio di andare che non riesco a provare repulsione nemmeno per quel disbrigo, sempre troppo lungo, in aeroporto o per le file interminabili davanti ai musei o per quel fugace senso di smarrimento che precede la ricerca, su google o su mappa, del primo indirizzo da cercare in una città sconosciuta. Mi basta avere un trolley e un biglietto di A/R (perché dopotutto non sono ancora pronta a partire senza pensare al ritorno, nonostante apprezzi il verso di quella canzone di Irene Grandi che fa “prima di partire per un lungo viaggio…porta con te la voglia di non tornare più…”). 

Mi piace girare senza itinerari prestabiliti; mi appunto giusto quelle poche tappe che non voglio mancare e sfizi e vizi tradizionali del luogo dove mi sto recando. Il resto mi piace scoprirlo affidandomi all’impatto emozionale e visivo, senza acquisire troppa preventiva conoscenza.

A Madrid, da subito, mi sono sentita a mio agio. Con questo post voglio condividere alcune istantanee dei momenti migliori della mia visita, durata due giorni, di Madrid.


Appena uscita dalla metro a Puerta del Sol mi sono sentita invasa da un senso di allegria, colore, musicalità, ironia. Pupazzoni enormi girano per la piazza a disposizione di chi vuole uno scatto di ritrovata fanciullezza.

Strani personaggi in Puerta de Sol
Poi grandi viali pieni di gente, multietnicità, locali di tutti i tipi e tanti, tanti teatri.




Mi è piaciuto tantissimo girare, domenica mattina, per il mercato del Rastro; a parte i banchetti e i pub/stuzzicherie di ogni tipo in questa parte della città, più che altro sono rimasta affascinata dai tanti artisti di strada che ad ogni angolo liberano il loro talento, a prescindere dai mezzi e a volte, anche dagli strumenti a loro disposizione…
...anche una valigia può suonare
il palco è la strada 


colori
Prediligendo la cucina vegetariana/vegana sono andata a caccia di ristorantini di questo taglio e devo dire che, nonostante la prevalenza di taverne orientate sull’offerta di jamon serrano e dintorni, non sono rimasta delusa nemmeno a tavola. Il Rayen Vegano, Vega e Al Natural sono tre tappe che non lasceranno deluso chi, come me, cerca il vegano non punitivo o eccessivamente scarno, ma creativo e sfizioso. Il sano può andare a braccetto col gusto. Sempre.

Croquettes
piatto crudista di verdure con salsa di anacardi
Sui dolci non ci siamo. Cioè a me i famosi churros con la cioccolata non piacciono. Però per chi gradisce il genere (dolci tipo frittelle allungate da intingere nella cioccolata) segnalo un luogo storico: la Cioccolateria San Gines (preparatevi a fare la fila, più che per entrare al Museo del Prado).

Coda da San Gines
Mi è piaciuta l’atmosfera rilassata e semplice della Mallorquina, sulla Plaza Del Sol. Anche qui c’è fila per entrare, ma ne vale la pena: hanno dei dolci spettacolari, prezzi modici e una gestione di sapiente professionalità. Non è una caffetteria super chic, infatti al tavolino vi mettono, senza troppe smancerie, piattini e posate e senza troppa attesa soddisfano ogni vostra golosità.
Pasticceria storica

Specialità della Mallorquina 
D’obbligo la visita al Museo Nacional Del Prado, al Palacio Real, al Parco del Retiro.

Un giretto anche a Plaza Mayor con il suo lungo porticato, sotto il quale si trovano qualche bottega artigianale,tanti negozi di ninnoli, gingilli e quisquilie varie e alcune taverne che, personalmente, ho preferito non collaudare data l’atmosfera eccessivamente turistica.
Plaza Mayor

Di respiro europeo la Gran Via, ricca di negozi, locali e talmente  tanti teatri che questa zona viene denominata la Broadway madrilena. Percorretela tutta fino a Plaza de Espana. Se ci arriverete all’ora del tramonto, godrete del contrasto seducente di luci ed ombre: la vivacità elettrizzante delle luci in scena sul palcoscenico notturno. C’è arte fuori, prima ancora che dentro i teatri. Fuori è la natura a mettere in scena i suoi atti; dentro sono gli uomini che tentano di rendere sublimi i propri pensieri e la propria arte.








Anche il viaggio è un tentativo artistico; come farlo, come affrontare il viaggio, ci può rivelare il nostro essere dei dilettanti o, man mano, dei cultori di questa arte che è il girovagare. 



Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole (Charles Baudelaire)


E non c’è niente di più bello dell’istante che precede il viaggio, l’istante in cui l’orizzonte del domani viene a renderci visita e a raccontarci le sue promesse (Milan Kundera)



Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno (Guy de Maupassant)


Una volta che hai viaggiato, il viaggio non finisce mai, ma si ripete infinite volte negli angoli più silenziosi della mente. La mente non sa separarsi dal viaggio (Pat Conroy)



Viaggiare, sognare, innamorarsi, tre inviti per la stessa cosa. Tre modi per andare in luoghi che non sempre riusciamo a capire
(Angeles Mastretta)


A chiusura, vi lascio la ricetta di un risottino semplice da preparare; non sarà una sontuosa paella spagnola, ma appagherà ugualmente i vostri palati, fidatevi del radicchio ahahahah

Risotto al radicchio
Ingredienti:
-       80 gr di riso carnaroli
-       200 ml circa di brodo vegetale
-       Erbe aromatiche
-       radicchio
-       sale, olio evo, salsa di soia e semi di sesamo


In una casseruola fate scaldare un filo d’olio, versare il radicchio, salate e fate appassire. Versatevi delle erbe aromatiche (io ho usato un po’ di origano ed alghe essiccate) 
Aggiungete anche il riso e fate tostare.
Poi sfumate con un filo di salsa di soia.
Aggiungete un po’ di brodo vegetale e poi, girando spesso portate a cottura il riso, aggiungendo man mano il brodo.
Servitelo caldo.




venerdì 17 febbraio 2017

...AMORE E DINTORNI

Due cuori ed un caffè..
Più delle borse di Louise Vuitton vendute lungo i viali delle grandi città, poggiate su teli di stoffa bianca…
Più di quelle boccette di profumi, perfette riproduzioni di quelli di marca, vendute sui banchetti del mercato…
Più delle patacche di opere d’arte famose…
Ancor più dei marchi, loghi e segni distintivi…
La “cosa” in assoluto più contraffatta può essere l’amore…
Quante volte dietro la parvenza di un amore si celano altre emozioni, altri bisogni.
C’è chi appaga il proprio egocentrismo pensando di amare chi lo fa sentire importante; in verità è amato, ma lui, il suo amore, non lo dona mai a nessuno perché farlo lo farebbe sentire vulnerabile, fragile.
C’è chi vuole possedere, pensando di amare. Ma quello è una forma di ricatto psicologico; ciò che si ama davvero merita di essere lasciato libero, non costretto. La costrizione non può essere una forma di amore.
C’è, peggio ancora, chi pensa di amare eppure compie soprusi e violenze di ogni tipo sul soggetto che crede di amare. Non c’è amore laddove non c’è rispetto profondo per l’essere umano, prima ancora che quest’ultimo sia investito del ruolo di partner.
Sembra banale, ma quante volte ci siamo riempiti o ci riempiamo la bocca della parola amore senza carpirne il significato profondo?
In nome dell’amore si crede di compiere scelte che, invece, nascono da altri impulsi, da altre esigenze.
Negare le proprie zone d’ombra porta a scambiare l’amore con altre cose, a usarlo come succedaneo per non dover ammettere altre carenze, altri vuoti dentro di sé.
Pensiamo di colmare quei vuoti con il lodevole sentimento dell’amore e, invece, ci stiamo illudendo un’altra volta.
L’amore non serve a riempire, ma a svuotare il nostro ego di forza distruttiva.
L’amore può contenere, ma può anche non identificarsi con tutte le sue forme di manifestazione.
L’amore non si spiega, non si educa, non si ingabbia. L’amore si prova. L’amore si coltiva. L’amore ci fa immaginare diversi modi per indossarlo e, ogni volta, diverse strade per tentare di percorrerlo. L’amore richiede coraggio. Ci viene insegnato che è anche sacrificio. A me non piace accostare questa parola gioiosa ad un termine così castrante. Preferisco associarla a termini di più ampio respiro: orizzonti, infinito, meraviglia, stupore, condivisione, crescita, evoluzione, miglioramento del sé.
Ho scelto alcuni aforismi sul tema...tanti aspetti, tanti modi diversi di intendere l'amore. O di credere di intenderlo...;-)

Amore è bellezza 
L’amore è la fiducia di dirgli tutto su voi stessi, compreso le cose che ci potrebbero far vergognare. L’amore è sentirsi a proprio agio e al sicuro con qualcuno, ma ancor di più è sentirti cedere le gambe quando quel qualcuno entra in una stanza e ti sorride.
(Albert Einstein)

L’Amore non è una passione. L’Amore non è una emozione. L’amore è una comprensione profonda del fatto che in qualche modo l’altro ti completa. Qualcuno ti rende un cerchio perfetto; la presenza dell’altro rinforza la tua presenza.
(Osho)

L’amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa star bene, quello che ci fa comodo. Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri.
(Charles Bukowski)

Amore è tutto ciò che aumenta, allarga, arricchisce la nostra vita, verso tutte le altezze e tutte le profondità. L’amore non è un problema, come non lo è un veicolo; problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada.
(Franz Kafka)

L’amore è una forza selvaggia. Quando tentiamo di controllarlo, ci distrugge. Quando tentiamo di imprigionarlo, ci rende schiavi. Quando tentiamo di capirlo, ci lascia smarriti e confusi.
(Paulo Coelho)

L’amore è la risposta, ma mentre aspettate la risposta il sesso può suggerire delle ottime domande.
(Woody Allen)


Per la ricetta vi propongo un piatto vegetariano, sano e gustoso.


Frittata di ceci al forno con mix di verdure

Ingredienti:
-       200 gr di farina di ceci
-       300 ml di acqua
-       Erbe aromatiche
-       Sale
-       Verdure miste
-       Olio evo

In una ciotola amalgamate per bene la farina di ceci, l’acqua, le erbe aromatiche, sale usando magari lo sbattitore elettrico o la frusta per evitare grumi.
Fate riposare.
Nel frattempo rosolate in una padella le verdure che avete a disposizione (io ho tagliato a pezzettini piccoli carota, zucchina, patate e piselli) con un filo d’olio e aromi a scelta (ho usato origano, mentuccia, alghe essicate e sale rosa). Potete anche sfumare con poca salsa di soia.
Versate le verdure nella pastella di ceci e mescolate con cura.
Riempite con il composto una teglia (oliata e con il pangrattato sul fondo).
Infornate a forno caldo a 180° per circa 20/25 minuti.
Servite con insalatina fresca o un contorno a scelta.


venerdì 3 febbraio 2017

MANI

Mani  (Como)
Mani bramose restie a dare
mani generose disposte a donare;
mani pulite di onesto operaio
ed altre sporcate dal soldo ed il suo focolaio;
mani tese di volontari da ammirare
e quelle curiose di innamorati che si vogliono amare;
mani congiunte rivolte verso il cielo
mentre altre armate ne spezzano la preghiera;
mani giovani che accarezzano le mani di una nonna
mentre altre picchiano il volto di una donna;
mani che si agitano in segno di euforia
mentre altre bruciano in un gesto di idiozia;
mani che disegnano nell’aria fiori
mentre altre ne cancellano in terra i colori;
mani che il lavoro fa sudare
mentre altre l’ozio rende avare;
mani gioiose di un bimbo che vuole impastare
mani tremanti di un nonno che il morbo fa vibrare;
mani che una donna poggia sul suo ventre
per sentir palpitare la nuova vita
che presto potrà donare


Per la ricetta di oggi, preparate ad impastare forte, usando, appunto, le mani…;-)

Biscottini vegani al caffè d'orzo, arancia e gocce di cioccolato
Ingredienti (per circa 12 biscotti come nella foto):
-       200 gr di mix di farine (di farro integrale, riso e miglio)
-       30 ml di olio di mais
-       50 ml di sciroppo d’agave
-       1 pizzico di vaniglia in polvere
-       scorzetta grattugiata di arancia
-   ½ cucchiaino di lievito istantaneo bio per pizze e torte salate
-          circa una tazzina di caffè d’orzo
-          gocce di cioccolato fondente
-          granella di pistacchi per decorare

  
Unite in una ciotola la farina, la vaniglia e il lievito. Aggiungete l’olio, lo sciroppo d’agave, la scorzetta di arancia, le gocce di cioccolato e poco alla volta il caffè d’orzo (quanto basta per ottenere un impasto morbido ed elastico. Non si deve appiccicare alle dita, ma nemmeno si compatterà come la normale frolla delle crostate).
L’impasto, inoltre, non dovrete stenderle con il mattarello, ma dovete lavorare un po’ di pasta alla volta con le mani per formare i vostri biscottini (usate le formine per i biscotti). Fateli piuttosto spessi. Decorate con la granella di pistacchi.
Infornate a forno caldo a 180° circa per circa 10 minuti.


lunedì 3 ottobre 2016

UNA VITA POSSIBILE

Locandina del film

All’interno di un quadro nel quale la mano di un pittore/regista dal respiro poetico sembra aver dipinto una Torino autunnale, piena di foglie, alberi, parchi, murales e rioni popolari, seguiamo un segmento di vita di Anna (Margherita Buy) che, lasciati alle spalle Roma e un marito violento, insieme al figlio adolescente Valerio (Andrea Pittorino), tenta di ricominciare proprio a Torino una nuova vita. Qui vengono accolti da Carla (Valeria Golino), ex coinquilina di Anna, eccentrica, vivace e strampalata attrice teatrale che tenta di superare con una leggerezza sospesa tra speranza e rassegnazione, la solitudine e l’attesa perenne del grande amore.
Proprio Carla sembra dare tocchi di colore ai primi giorni parecchio grigi di Anna e Valerio nella nuova città; loro, avvolti nella nebbia di Torino, si ritrovano ad affrontare quotidianamente anche le fitte nebbie dei loro rimpianti, dei sensi di colpa, dei disagi legati all’adattamento ad un nuovo ambiente e al superamento di traumi che lasciano segni sul corpo e nell’anima.
La forza di una madre nel tentare il meglio possibile per il figlio, la tenerezza di un figlio nell’affrontare la propria rabbia e i suoi primi disincanti, la speranza che a volte può stare tra le mani di un estraneo che le allunga in un atto di generosa empatia. Questi alcuni dei sentimenti universali che ho trovato riversati nella pellicola “La vita possibile” di Ivano De Matteo; il regista/sceneggiatore (che ha scritto il film insieme a Valentina Ferlan) più che raccontare la violenza sulle donne, pone il suo obiettivo sulla storia di una donna che quella violenza l’ha subita e che, ad un certo punto, prova a lasciarsela alle spalle, prendendo un treno che è una nuova direzione, una nuova possibilità, non priva di lacrime, di vuoti, di amarezza, ma anche in grado di far tornare a provare stupore per la vita in sé.
Merita una citazione la canzone finale di Shirley Bassey, inno alla vita e alle sue meraviglie, in grado di elevarci dalla poltroncina del cinema come una mongolfiera che si innalza nell'infinito orizzonte delle nostre esistenze.

Anche in cucina esistono sempre nuove possibilità; per esempio quella di provare accostamenti davvero insoliti.
Oggi, al riguardo, vi propongo queste tartine dolci/salate che potrete servire per un antipasto davvero originale e un pò azzardato. Proponetelo solo ad ospiti dai palati molto aperti e recettivi ;-)

Tartine insolite

Ingredienti:

-       biscotti tipo “digestive”
-       stracchino senza lattosio (o di riso)
-       fico secco
-       lampone
-       capperi

Spalmare il biscotto con lo stracchino. Adagiarvi un fico secco tagliato a metà, un lampone e qualche cappero.

Semplicissimo da assemblare, sfiziosissimo da gustare. 

venerdì 26 agosto 2016

...e la Terra trema...


...mi ero detta no, non devi scrivere niente perché non c'è niente di sensato che si possa dire o scrivere davanti a tragedie come quella accaduta due notti fa, ma la tentazione di imprimere in un foglio i miei pensieri ha ora preso il sopravvento e allora mi lascio libera di esprimere qualche riflessione.
Un terremoto. Pochi istanti che sembrano infiniti. A Roma abbiamo percepito solo una forte vibrazione, letto che tremava, pareti che sembravano scricchiolare; a parte la paura, da noi non è successo niente rispetto a quanto nel frattempo stava accadendo in una rosa di paesi posti tra Marche e Lazio, ora devastati e, in alcuni casi, addirittura scomparsi. Inghiottiti dalla terra.
Un incubo che ci riporta alla dura realtà della fragilità umana.
Il rispetto per chi ha perso affetti, figli, genitori, cari, amici, case, tutto un quotidiano è infinito e dovrebbe essere alla base di ogni gesto, informativo, assistenziale e di solidarietà morale e materiale.
E mi spiace infinitamente sentire cronisti d'assalto rivolgere domande che sembrano un accanimento terapeutico straziante su corpi già devastati e provati dalla tragedia.
Mi spiace quando mi accorgo che ogni evento, anche il più tragico, può trasformarsi in un palcoscenico dove sinistri imbonitori danno fiato alle trombe per strumentalizzare il momento a servizio delle loro campagne ideologiche o del loro bieco egocentrismo.
Mi spiace accorgermi che ogni scusa è buona, per qualcuno, per sventolare le bandiere di uno sterile annichilimento sociale, culturale e politico.
Mi spiace quando sento inutili celebrazioni di doveri umani e professionali che sono l'abc del vivere in una comunità sociale evoluta. C'è un tempo appropriato per ogni cosa, anche per esercitare i propri diritti di opinione. Ma ci sono momenti in cui c'è un valore più profondo che va rispettato e celebrato. Nel silenzio, dietro le quinte, nell'appropriatezza dei toni e dei modi.
Ci sarà un tempo giusto per ragionare, responsabilizzare, cercare soluzioni e, ove occorra, per fare giustizia.
Ma nell'immediatezza è il tempo delle mani tese, delle maniche arrotolate o quanto meno, di un civile e riservato modo di approcciarsi alla gente e all'emergenza, a quegli adii che straziano il cuore.
E' il tempo di sentirsi tutti uniti, oltre il tempo, contro le calamità, persino al di là dell' umana debolezza. Quel tempo che si è maledettamente fermato alle 3.36 di una notte d'agosto ha bisogno di riprendere la sua corsa, ma per farlo occorre che tutti coloro che restano, che possono beneficiare ancora di un tempo di vita ne colgano la straordinarietà non dando mai per scontato neanche la più piccola opportunità e siano esempio di forza e speranza per chi, ora, ha perso, tra i detriti, anche quelle.

mercoledì 13 luglio 2016

...E ANCORA UN' ISOLA: CRETA...

 
Creta è una terra che ti accoglie con gentilezza. Quella gentilezza è racchiusa innanzitutto nelle premure dei suoi abitanti verso i turisti italiani per i quali i greci sembrano provare autentica simpatia ed empatia. 
Quest’isola accontenta tutti i gusti. Basta percorrerla “coast to coast” per rendersi conto della straordinaria varietà di panorami e di suggestioni che essa può offrire.
Ci sono spiagge dorate, rosate, di ghiaia, rocciose; calette romantiche e scogliere selvagge.
Il menu vacanziero può prevedere relax sotto le palme, passeggiate lungomare o gite in aliscafo che ti portano, magari, ad approdare su un’isola disabitata e paradisiaca come quella di Chrissi oppure ad inerpicarti sulle rocce per scoprire quanto labile sia il confine tra cielo e mare.

Ho percorso l’isola in lungo e in largo, scoprendo, in particolare, un versante nord est ventilato e godibile e uno sud ovest, ventoso e selvaggio.
La prima tappa del mio viaggio è stato il villaggio di Elounda, a circa 10 km a nord del più famoso centro di Agios Nikolaos. È una località rinomata a livello mondiale, caratterizzato dalla presenza di numerosi resort e ville di lusso. A parte il contesto che potrebbe far immaginare situazioni eccessivamente patinate, Elounda è situata in una posizione di straordinaria bellezza: arrivandoci dall’alto si rimane estasiati di fronte alla baia di Mirabello dove sono racchiusi, come uno scrigno sul mare aperto, il pittoresco villaggio di Plaka e, sullo sfondo, l’isola di Spinalonga.

A Elounda veniamo accolti con gentilezza e professionalità da tutto lo staff dell’Ilion Hotel, pronto a dispensare consigli e chicche sui dintorni nonché a tifare per la nazionale italiana alla partita degli Europei che da lì a poco si sarebbe disputata.
A Plaka abbiamo vissuto il primo giorno di mare e nelle sue acque abbiamo fatto naufragare gli stress lavorativi del quotidiano che già sembrano molto lontano rispetto alla linea dell’orizzonte che ci trasmette pace e quella sensazione dolce e leggera di conquistata libertà.

Qui la spiaggia è di pietre lisce e bianche, l’acqua è cristallina e diventa quasi subito profonda. Si possono noleggiare lettini e ombrelloni e, come in numerose altre spiagge dell’isola, troverete sempre qualcuno pronto a portarvi un caffè freddo o un’altra bibita direttamente a bordo sdraio.

Per la pausa pranzo, vi consiglio di addentrarvi nel villaggio dei pescatori; qui troverete botteghe artigianali, localini e ristoranti che servono pesce fresco e piatti della tradizione greca a prezzi talmente competitivi che vi stupiranno. Non è raro che il gestore vi offra, a fine pasto, un dolcetto, della frutta o un assaggio del famoso raki (una sorta di grappa/acquavite che a Creta scorre a fiumi). A Plaka può succedere di incappare in panni…cioè in polpi appesi con le mollette o di pranzare sul ciglio del mare.

 

Oltre a Plaka, le altre spiagge della nostra prima parte del viaggio che vi segnalo sono: Istro, con la sua splendida spiaggia di sabbia bianca e il mare turchese con fondali digradanti e sabbiosi, ideali per nuotare, fare il bagno e per lunghe passeggiate sulla battigia.

Ammoudi, a solo 1 km a nord del centro di Agios Nicolaos, piccola spiaggia sabbiosa con acque poco profonde, attrezzata ma abbastanza affollata. Almiros, con sabbia dorata, litorale ampio e lungo, circondato da colline. Anche questa è una spiaggia attrezzata e organizzata con acque azzurre, limpide e fondali sabbiosi.

Se vi spostate verso Ierapetra, con appena un’ora di aliscafo potrete raggiungere un vero angolo di paradiso: l’isola di Chrissi. Lo scenario è caraibico: spiaggia bianca di sabbia finissima e frammenti di conchiglie, acque trasparenti, turchesi del Mar Libico e intorno dune di sabbia e  scorci di natura incontaminata. La parte centrale dell’isola ospita la più grande foresta di Cedri formatosi naturalmente in Europa..L’isola è abitata permanentemente soltanto da un anziano ultrasettantenne ed è dotata di due bar, uno per ciascun versante.


Dopo una certa ora, comunque, è d’obbligo prendere l’aliscafo per abbandonare l’isola al suo aspetto selvaggio e incontaminato.
Spostandoci a sud ovest, lo scenario cambia. I venti pure. E questi non girano decisamente in senso favorevole ai visitatori. Almeno in base alla mia esperienza.

Arrivati a Plakias, dopo aver affrontato il Canyon Courtaliotis e i venti avversi, giungiamo al Kalypso Resort. E’ una struttura incastonata tra gli scogli, davvero suggestiva, dotata di ogni comfort, ma purtroppo poco godibile a causa del Meltemi che ha deciso di soffiare quasi perennemente durante il nostro soggiorno.


E così nei cinque giorni di permanenza ci rassegniamo serenamente ad pendolarismo verso la costa nord occidentale: scopriamo, quindi, il vivace centro di Rethymno con le lunghe spiagge di sabbia dorata, il porto e un lungomare ricco di locali, negozi, alberghi, edifici moderni e case tradizionali, moschee e chiese bizantine e soprattutto il villaggio di Bali, situata in un ampio golfo, riparata dai venti, a metà strada da Rethymno e Heraklion, dotata di piccole spiagge che si formano all’interno di calette sabbiose con acque color smeraldo e scorci suggestivi.



Creta è uno di quei posti che ti fa capire di quante sfumature di azzurro può essere il mare e quanta gioia e meraviglia può donare al corpo e allo spirito la mera contemplazione della natura incontaminata.

Creta ha il colore azzurro delle sue acque e bianco delle sue costruzioni; ha il sapore delle olive e della feta sempre presenti nei suoi piatti tipici, il profumo delle piante che crescono selvatiche ai bordi delle sue strade e ha trasformato un semplice bicchiere di ice coffee in un rito da consumarsi in ogni dove e in ogni ora. Creta ha un fascino discreto, sobrio ed essenziale in alcuni casi (km e km di roccia rossastra e distese di ulivi e palme) e vivace e colorato in altri (cittadine come Agios Nikolaos e Ierapetra hanno tutte le caratteristiche tipiche dei grossi centri balneari senza però risultare eccessivamente turistiche).



In generale, Creta è economica per quanto riguarda i prezzi nei bar e ristoranti.

Quando l’aereo del ritorno si solleva dalla pista, ci si rende conto di quanto un luogo ti possa colpire al cuore proprio come avviene quando incontriamo qualcuno che ci fa innamorare; così come il desiderio di rivedere quanto prima quegli occhi, quel sorriso, ci agita da quel momento in poi i pensieri e il cuore, così da posti del genere vai via sapendo già che vorrai tornarci al più presto.

In ricordo dell’aroma di cannella di cui si fa largo uso nella cucina greca, vi propongo questi biscottini semplici veg con farina di riso aromatizzati, appunto, con la cannella.



Ingredienti:
125 g di farina di riso
35 g di malto di riso
20 g di olio di mais
50 ml di acqua tiepida
4,5 g di lievito per dolci
cannella (ne ho messa 1/2 cucchiaino, decidete in base ai vostri gusti)

Procedimento:
Unire la farina di riso, il lievito e la cannella. Mescolare l’olio con il malto e versarli nella farina, mescolare e aggiungere l’acqua tiepida. L’impasto risulterà morbido quindi per posizionare i biscotti sulla teglia aiutatevi con un cucchiaino con cui potrete versare l’impasto nelle apposite formine. Cuocete a 180° in forno già caldo per circa 15 min.