mercoledì 19 marzo 2014

...AB ORIGINE...

Tramonto spoletino
…ci sono persone che arrivano a vergognarsi della propria origine…
…altre ne fanno motivo di vanto…altri la rinnegano…
Qualcun altro della propria origine arriva invece ad approfittarsene…
Poi c’è chi la rispetta ma riesce, nella sua personale evoluzione, a far germogliare il “nuovo” da un seme “antico”.
Nella giornata dedicata ai papà che sono, insieme alle mamme, la nostra origine (almeno qui, terrena) vorrei dedicare un pensiero alla tenerezza.
Quel moto dell’anima che, se lo accogli, ti può far commuovere…ti può far mettere nei panni dell’altro, ti predispone alla comprensione. La tenerezza soffia una brezza di primavera nell’aria spesso pesante e stagnante delle nostre stanze interiori.
La tenerezza vive nel pensiero di quell’abbraccio che spesso non hai il coraggio di elargire…si alimenta delle nostre intenzioni benevole, dei nostri propositi di pacificazione.
La tenerezza spesso è oscurata dall’orgoglio, dalla distrazione, dalla pigrizia.
La tenerezza è un bacio sfiorato, una zampetta che si protende, un sorriso sconosciuto, una difficoltà percepita, un messaggio sottinteso, un'emozione confessata.
Oggi la maggior parte delle persone investe le proprie energie nel rimandare agli altri un’immagine di sé il più possibile forte, sicura, determinata, magari anche poco vulnerabile. Non ci fermiamo mai a pensare a quanto, invece, potrebbe fare la tenerezza in termini di armonia generale.
Come non bisognerebbe mai vergognarsi delle proprie origini, sulle quali non abbiamo né colpe né meriti, così non bisognerebbe mai lasciar evaporare da noi i moti della tenerezza.
Essa ci viene sempre in soccorso per rendere la nostra vita più leggera, più morbida. Facciamoci trovare sempre con le braccia ben aperte per accogliere il suo abbraccio.

La ricetta che vi propongo oggi è un dolce che si colloca a metà strada tra la torta di mele e la crostata di frutta.
…un mix di consistenze che vi lascerà alquanto stupiti. Ringrazio la mia collega di blog “Merenda di Jessie” (http://merendadajessie.blogspot.it/) per avermi suggerito la ricetta di base che mi sono permessa di personalizzare.

Crostata vegan alle mele
Ingredienti:

Per il ripieno:
2 mele piccole o una grande(preferibilmente rosse)
2 tazze di acqua
¼ di tazza di amido di mais
¾ di tazza di zucchero di canna integrale
2 cucchiai di succo di limone
un cucchiaino di vaniglia in polvere
un pizzico di sale

Procedimento:
Preparate la frolla come nel post segnalato. Poi tagliate le mele a fettine sottili e irroratele col succo di limone. Versate l'acqua in un tegame e mettete sul fuoco a fiamma media. A parte mescolare lo zucchero di canna integrale, l’amido di mais, la vaniglia e un pizzico di sale. Aggiungete questa miscela all'acqua e fate bollire per qualche minuto mescolando continuamente. Aggiungete le mele e fate bollire a fiamma bassa per circa 5/6 minuti. Lasciate reffreddare questa miscela.
Stendete la frolla in una tortiera rivestita di carta da forno lasciando da parte un po' di impasto per le striscioline. Bucherellate la base con una forchetta e versare il composto alle mele. Decorate a piacere con le strisce di frolla ed infornate in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti. Fate raffreddare e cospargete a piacere con zucchero a velo.




lunedì 3 febbraio 2014

...QUESTIONE DI LIBERE SCELTE...

La vera libertà passa attraverso tragitti anche tortuosi

“Non c’è vera libertà senza libertà di scelta. E non c’è vera libertà di scelta senza conoscenza. (Dott. Michele Riefoli)

…quando si compie una scelta che riguarda noi stessi e quella scelta ci fa stare bene dovremmo goderci il benessere, testimoniarlo (quel benessere), magari fungere da esempio e forse… fermarsi lì. Non andare pericolosamente oltre, se non si è in grado di affrontare quell’OLTRE in maniera veramente costruttiva. Infatti, oltre ci può essere la superbia, l’arroganza. Oltre si rischia di diventare presuntuosi, di elevarsi, di giudicare.
Il giudizio è causa di tanti malesseri.
Fa stare male chi ne è vittima, ma alla lunga anche chi ne è autore paga lo scotto dei suoi giudizi. Se il GIUDICATORE impiegasse meglio le sue energie non ci sarebbero ristagni nel suo pensiero, non si produrrebbero fermentazioni nocive per il suo spirito e il suo stomaco.  
C’è modo e modo, in tutte le cose. Anche il bene può essere propagato in un modo giusto e in un modo sbagliato. Nel primo caso aumenteranno le aree di benessere intorno a noi. Nel secondo non solo non si contribuirà al benessere di nessuno, ma il messaggio che passerà sarà di profonda contraddizione con lo scopo stesso che ci si voleva prefiggere.
Quando scegliamo di abbracciare uno stile, una causa, un comportamento che reputiamo “nobile, giusto”, non dimentichiamo mai di mantenerci anche umili.
Quando grazie alla conoscenza si diventa in grado di scegliere, insieme alla libertà di scelta non dimentichiamoci di praticare il sano rispetto per le scelte altrui.
Solo così la cosa più giusta sarà anche la più saggia.
La giustizia senza saggezza è come una preghiera senza la fede o come una poesia senza l’ispirazione.
La citazione iniziale è di un docente che vi ho già presentato (in questo post http://terryesprime.blogspot.it/2013/09/lauspicabile-leggerezza-dellessere.html) che riesce a trasmettere le sue conoscenze approfondite in materia di alimentazione e benessere naturale in maniera non solo chiara e semplice, ma anche con profonda umiltà e con rispetto, permettendo così a chi attinge alle sue fonti di scegliere in modo davvero libero e consapevole, senza perdere di vista l'unicità del proprio percorso e il rispetto per quello degli altri.

Oggi vi propongo un piatto unico composto, in cui ho abbinato uno pseudo cereale, la quinoa, che vi ho già proposto in altre occasioni (come questa http://terryesprime.blogspot.it/2013/11/osservare-e-un-pomeditare.html o questa http://terryesprime.blogspot.it/2013/05/la-primavera-viaggia-su-una-barca-vela.html) con due diversi vegetali (il finocchio e il cavolo rosso).  

Quinoa e trittico vegetale

Ingredienti:
-       quinoa (io uso quella che non ha bisogno di ammollo)
-       cavolo rosso
-       finocchi
-       erbe aromatiche
-       olio evo
-       salsa di soia
-       per il patè di cavolo rosso: olive nere, capperi, pinoli

Sciacquate, versate la quinoa in una pentola, aggiungete acqua (per ogni volume di quinoa, ce ne vogliono almeno due di acqua) e cuocete. Potete sostituire un volume di acqua con altrettanto di latte di cocco per un gusto un po’ più dolce ed esotico. Ci vorranno circa 15/20 minuti per la cottura.
Potete servire la quinoa con un trittico vegetale: finocchio e cavolo rosso stufati e patè di cavolo rosso.
Per il finocchio:
lavate e tagliate a striscioline il finocchio e stufatelo in un tegame con un filo d’olio, un po’ d’acqua ed erbe aromatiche a scelta (io ho usato un po’ di origano).
Per il cavolo rosso:
tagliatelo a strisce e stufatelo in un tegame con un filo d’olio, acqua, un cucchiaio di salsa di soia.
Potete poi frullare parte di questo cavolo rosso con un cucchiaio di lievito alimentare secco, qualche oliva nera, qualche pinolo e una manciatina di capperi dissalati.





giovedì 9 gennaio 2014

....IL NUOVO NON BUSSA SEMPRE ALLE PORTE... MA ENTRA

Mare e scogli di Santa Marinella
A parte i tipi estremamente temerari che non si lasciano intimorire/scalfire da niente e da nessuno e ai quali il NUOVO non scompiglia nè capelli né pensieri, il NUOVO mette sempre un po’ d’ansia.
Che sia un’ansia manifesta, tenuta sepolta, nascosta, negata, ignorata…comunque sia, essa diffonde i suoi germogli dentro e/o fuori di noi.
Ci vuole tanto coraggio per affrontare le novità. E fiducia. Occorre lasciarsi andare. Cavalcare l’onda invece di lasciarsi sopraffare da essa.
Mettersi fuori dall’onda è pericoloso. Tentare di respingerla vano. Tanto vale posizionarvisi sopra e seguire il flusso.
Ci sono persone per i quali il NUOVO può essere semplicemente un piatto diverso dal solito, un modello di scarpe mai indossato o una pettinatura mai osata.
Poi c’è il NUOVO che investe i rapporti di lavoro: un nuovo collega, un nuovo incarico, un nuovo capo. Il NUOVO che si annida nella crescita dei figli, nella maturazione dei propri genitori, quello che avanza dinanzi allo specchio lasciando i suoi segni sulla pelle. E c’è soprattutto il NUOVO che plasma i nostri atteggiamenti.
E’ innegabile: ogni giorno c’è qualcosa di NUOVO che si affranca alla nostra vita. Non fosse altro che la data sul calendario o un qualcosa di cui ci accorgiamo, il nostro quotidiano è pieno, se li sappiamo cogliere, di piccoli germogli di novità.
Per coglierli dobbiamo superare gli schemi mentali, i modelli preconfezionati di realtà, accettare di penetrarla, non solo nella sua fecondità, ma anche nella sua mutevolezza. Non possiamo adagiarci su quella rappresentazione delle cose che le vorrebbe per sempre immutabili e ferme, perché significherebbe barricarsi dietro una visione distorta della realtà: questa muta inevitabilmente, anche senza aspettare che si sia pronti al suo moto.   
Impratichirsi con tutto ciò che per noi rappresenta qualcosa di NUOVO significa allora fare esperienza e imparare man mano a gestire quell’ansia naturale che si attiva non appena un qualunque ordine precostituito viene minacciato da qualcosa.
Quando nulla cambia significa che anche noi non stiamo cambiando.
L'inatteso (in quel di Viterbo...)
Il nuovo è nella natura stessa della vita, inattesa e palestra “del saper vivere il cambiamento”.
Viviamo per cambiare ogni giorno, per assemblare dentro di noi ogni nuova cosa, aspetto, esperienza e così arricchirci, non di denaro, ma di “essere” e di “saper essere”.
Spesso può costare anche dolore, disagio, inquietudine. E dove non c’è cambiamento non c’è evoluzione, ma stasi.
Anche a tavola possiamo allenare la nostra capacità di accogliere i cambiamenti aprendoci a sapori e piatti nuovi. Tra l’altro,  spesso, dietro pietanze inusuali, si nascondono ottime proprietà nutritive.
L’amaranto, per esempio, oltre ad essere buono ed altamente digeribile, è anche ricco di proteine e contiene elevate quantità di lisina, calcio, fosforo, magnesio e ferro. Non contiene glutine e abbonda di fibre.

Tortino di amaranto con trittico vegetale
Ingredienti:
-       amaranto
-       zucchine
-       cipolla
-       erbe aromatiche (origano, basilico, rosmarino)
-       crema di riso
-       olio evo, un pizzico di sale
-       salsa di soia shoyu biologica
-       fagioli azuki


Versate l’amaranto in una pentola, aggiungete acqua (nella dose indicate nella confezione. Io ho cotto 250 gr di amaranto in 625 ml di acqua), erbe aromatiche a scelta, un pizzico di sale e portate a bollore. Ci vorranno circa 30 minuti per la cottura.
Poi versate nelle formine e lasciate freddare così che l’amaranto si compatti.
Potete servire l’amaranto con zucchine stufate in padella, patè di zucchine e nocciole e fagioli azuki.
Per le zucchine: versate in un tegame un filo d’olio e un po’ di cipolla; aggiungete la zucchina a dadini, basilico, origano, un po’ d’acqua e rosolate. A fine cottura versate un filo di salsa di soia shoyu.
Per il patè: frullate parte delle zucchine di cui sopra con qualche nocciola e due cucchiai di crema di riso.
Per gli azuki: una volta cotti, saltateli in padella con un po’ di cipolla, rosmarino e un pizzico di sale.





lunedì 16 dicembre 2013

QUEL VIAGGIO CHE INIZIA DA DENTRO....

Orizzonti 
A volte capita che mi si accende quello sguardo bramoso sul mondo che mi fa desiderare di essere in mille posti diversi per assorbire quanta più vita possibile…in quelle occasioni vorresti sapere…conoscere…andare a vedere di là…affacciarti di qua’…respirare tante altre “arie” per arricchire l’atmosfera nella quale evapora la nostra essenza…tra ossigeno e libertà…tra aromi, profumi, odori, colori e rumori…curiosare tra banchi, tessuti e specialità…ascoltare voci, dialetti, rumori…nascondersi tra lenzuola stese al vento, perdersi nello sguardo di chi ti cammina accanto, rincorrersi in vicoletti sgangherati o sorseggiare un tè in una piazza che conserverà per sempre il sapore dei giorni sereni…
…il viaggio è stupore e meraviglia, è protendersi e abbandonarsi, è l’arricchimento che più voglio mettere dentro le mie tasche vuote…è l’orizzonte con cui voglio riempire i miei occhi…il faro, sempre acceso, della conoscenza…il viaggio ci trasforma, ci rende partecipi, adattabili, maturi.
Non il viaggio da turista, comunemente inteso. Ma quello affrontato come se si diventasse parte stessa del luogo verso cui tendiamo.  
Quello che ti avvicina alle storie, ad altre culture, in cui ti cali in un diverso vissuto prima ancora che estasiarti davanti a elaborate architetture.
In questo senso ogni incontro, ogni angolo (anche della propria città) può diventare occasione di viaggio, se oltre alle nostre gambe e ai nostri occhi, sapremo farci sostare per un pò la nostra anima.


E dopo un qualsiasi viaggio, della mente e/o del corpo, perché non rifocillarsi con un piatto energetico, semplice, gustoso e naturale?
Per esempio un bel piatto di spaghetti alla zucca…
Spaghetti zuccosi ;-)
Ingredienti:
-       spaghetti di kamutt
-       zucca
-       cipolla
-       erbe aromatiche
-       (a piacere lievito alimentare secco in fiocchi)
-       olio evo, un pizzico di sale

In un tegame fate appassire la cipolla affettata in un po’ d’acqua con un filo d’olio. Aggiungete la zucca tagliata a pezzetti, qualche erba aromatica a scelta, un pizzico di sale e fate stufare. Potete aggiungere un filo di latte di riso per un risultato più cremoso.
Lessate al dente gli spaghetti di kamutt.
Conditeli con la zucca e una spolverata con lievito alimentare secco (che sostituisce il parmigiano).



martedì 26 novembre 2013

OSSERVARE E' UN PO'...MEDITARE...

Scorci di Roma da una visuale privilegiata
Ho trascorso un bel po’ di tempo seduta ai bordi di una fontana di Roma, ad osservare la folla…
Sfilavano davanti a me volti, storie, colori, i look più svariati dai quali ho tentato di presumere le diverse provenienze geografiche, culturali e sociali…
Ho udito suoni, schiamazzi, accenti, dialetti, lingue…sono stata testimone involontaria di baci frettolosi; ho visto mani che cercavano la stretta di altre mani, ho assistito al rituale turistico della "MESSA IN POSA-SORRISO-CHEESE".
In quei momenti, dal mio privilegiato punto di osservazione, la sensazione che mi pervadeva era di pura curiosità.
"Dove starà andando quella coppia silenziosa? Perché quei signori stanno discutendo a voce alta? da dove viene quel gruppo di giovani dall'abbigliamento bizzarro?"
Avevo fame di storie di vite. Avrei inseguito mille discorsi con le mie orecchie…avrei camminato verso mille direzioni con le mie gambe…avrei posato il mio sguardo su mille volti, occhi, mani… avrei scattato mille istantanee per stampare attimi di semplice vita metropolitana.
E' come trovarsi davanti alla proiezione di un film; in questa rappresentazione la cinepresa è il nostro sguardo che può spaziare senza essere necessariamente limitato dalle scelte di un regista.
Mi affascinano questi momenti di totale immersione nella realtà. E' bello ogni tanto prestare attenzione a ciò che ci succede attorno, a ciò che VIVE intorno a noi, non limitandosi ad uno sguardo frettoloso e superficiale.
Giardini all'inglese presso la Reggia di Caserta
Anche gli elementi della natura offrono infiniti spunti per praticare l’osservazione: un albero maestoso proteso in mille direzioni, le foglie che vibrano, i profili di una montagna che cambiano a seconda della luce e del tempo, una nuvola che attraversa frettolosa il cielo, disegnando forme da indovinare.
Un volo tra le nuvole
Persino il tempo può essere osservato.
Ho osservato quando dura un minuto. Il tempo, che di solito è un qualcosa di sfuggente, diventa appunto “QUALCOSA” perché vi presto attenzione, perché lo percepisco.
Un minuto che nel disegno globale del tempo è un nulla, se osservato dura molto di più di quello che pensiamo.
Il tempo della nostra vita dura anche tutti quei segmenti dei quali, spesso, non ci accorgiamo…
Oggi vi propongo una ricetta molto semplice, ma di effetto (visivo e gustativo ;-))
E’ a base di quinoa, uno pseudo cereale che la Fao ha definito il cerale del futuro. Questo vi fa capire l’elevato valore nutrizionale che possiede questo alimento. La quinoa è ricca di sali minerali, vitamine B1, B2, E e C, fibre e a differenza degli altri cereali più noti, garantisce anche un buon apporto di proteine. Ed è priva di glutine.

Tortini di quinoa con le zucchine
Ingredienti:
-       quinoa (io uso quella che non ha bisogno di ammollo)
-       zucchine
-       erbe aromatiche a scelta
-       semi di sesamo
-       olio evo, un pizzico di sale
-       lievito alimentare in polvere


Sciacquate e versate la quinoa in una pentola, aggiungete acqua (per ogni volume di quinoa, ce ne vogliono almeno due di acqua) e una zucchina tagliata a pezzettini. Portate a bollore. Ci vorranno circa 15/20 minuti per la cottura. Quando l’acqua sarà quasi interamente assorbita dalla quinoa, aggiungete un trito di erbe aromatiche a scelta e un pizzico di sale.
Impiattate con l’aiuto di un coppa pasta. Decorate con semi di sesamo, una spolverata di lievito alimentare ed un filo di olio evo.





mercoledì 6 novembre 2013

QUESTIONE DI MODI...E DI TEMPI...

Tramonto a Casertavecchia
Non basta avere qualcosa di GIUSTO da dire, un messaggio GIUSTO da divulgare o pensare alla cosa GIUSTA da fare.
Occorrono altre imprescindibili condizioni affinchè non sia tutto vano (o peggio ancora controproducente): che il tempo sia quello giusto (per dire, fare o non fare) e che il modo lo sia altrettanto.
Alcune persone hanno tutte le carte in regola per fare la mossa giusta, ma sbagliano il modo, il gesto, il tono.
Ecco allora che la loro azione e il loro pensiero non riescono ad arrivare al centro. Non raggiungono i cuori ai quali si rivolgono e allora scivolano via, vanificando il loro pur lodevole intento.
Elevarsi sentenziando ha in sé il germe della presunzione, quindi adottando questo modo ci si può pure "elevare" materialmente, ma non spiritualmente. 
Una cosa giusta può realizzarsi anche in punta di piedi, ha un tono di voce piacevole, un vestito sobrio, modi garbati e tempi maturi. Può essere scritta in caratteri corsivi con la penna stilografica, anzichè a caratteri cubitali con un pennarello dalla punta grossolana.
La Grande Cascata presso la Reggia di Caserta
L’acqua parte da cime elevatissime, ma sa precipitarsi con forza verso i luoghi più bassi. Questa è umiltà. E sa aggirare gli ostacoli, si adatta e nonostante la sua fluidità diventa più forte di qualunque altra cosa. Questa è l’adattabilità e la pazienza.
Occorre sempre saper rispettare, a volte bisogna anche saper aspettare.
È sottile il confine tra confronto e scontro. Solo nel primo è racchiuso il germoglio della saggezza. Nel secondo c’è sempre qualche condizione che non è stata rispettata: il tempo, il modo o l’intenzione.
A noi l’ardua impresa nel saperci collocare nell’uno o nell’altro territorio. Da una parte arricchiremo noi stessi, dall’altra forse solo il nostro ego.   
...intanto, con questo piatto che vi propongo oggi arricchiamo la nostra tavola...;-) 
Tortini di miglio alla crema di zucchine


Ingredienti:

-       miglio decorticato
-       latte di cocco
-       zucchine
-       pinoli
-       erbe aromatiche a scelta (io ho usato un po’ di origano)
- crema di riso biologica (la trovate nei negozi di alimentazione naturale e sostituisce i formaggi cremosi o la panna quando serve un tocco di cremosità alle preparazioni)
-       olio

Far cuocere (secondo i tempi riportati nella confezione) il miglio decorticato nel latte di cocco (eventualmente allungato con dell’acqua). Considerate che in genere per ogni dose di miglio, ce ne vogliono due di liquido.
Una volta cotto, mettetelo nelle formine e fate raffreddare in modo che quando capovolgerete lo stampino, il tortino non si sfaldi.

In una padella versate un filo d’olio, le zucchine a rondelle, erbe aromatiche a scelta e coprite con un po’ di brodo vegetale o acqua. Una volta cotte le zucchine, frullatele con il minipimer aggiungendo un cucchiaio di lievito alimentare, un po’ di crema di riso e qualche pinolo. Servite i tortini di miglio adagiati sulla crema di zucchine. 

giovedì 10 ottobre 2013

LA GENEROSITA' DENTRO UN SORRISO...

Sorrisi zen...in quel di Tuscania...
…personaggi grandiosi di ogni tempo e di ogni approccio filosofico hanno sottolineato l’importanza del sorriso.

“Un giorno senza sorriso è un giorno perso” (C. Chaplin)

“Non capiremo mai abbastanza quanto bene è capace di fare un sorriso” (Madre Teresa di Calcutta)

“La mattina quando vi alzate, fate un sorriso al vostro cuore, al vostro stomaco, ai vostri polmoni, al vostro fegato. Dopo tutto, molto dipende da loro” (T. Terzani)

“Sorridi anche se il tuo sorriso è triste, perché più triste di un sorriso triste c’è la tristezza di non saper sorridere” (J. Morrison)

Proprio stamattina riflettevo su quanto sia bello ricevere un sorriso. E donarlo. Mi riferisco allo scambio di un sorriso vero, ovviamente.
Il sorriso di circostanza, finto, forzato è e resta un mero segno di espressione facciale.
Quello autentico apre invece orizzonti di sconfinata dolcezza. E’ un’esperienza che dal viso si protende al cuore. Quando concediamo un sorriso di questo tipo è infatti la nostra anima che si sta protendendo verso la bellezza del vivere, del condividere.
Dovrebbe esistere un esercizio quotidiano: quello di coltivare il nostro personale “campo del sorriso”. Possono esserci giorni in cui il raccolto è scarso. Ma quando i tempi e le occasioni sono mature, non perdiamo la grande opportunità di arricchire quel campo con piccoli germogli di tenerezza.
La terra ha bisogno di semi per poter offrire poi i suoi frutti.
Anche l’anima della terra ha bisogno di semi per poter tirare fuori il meglio dall’umanità.
E mai come in questo momento abbiamo bisogno di sorrisi rassicuranti per credere che quel “meglio” esiste ancora! Ma per poterli ricevere dobbiamo essere innanzitutto disposti ad elargire i nostri. Senza paura di peccare di mielosità. Immaginiamo il sorriso come un suono armonico da far vibrare con maestria sulle corde del nostro quotidiano.   

In tema di dolcezza, oggi non posso che proporvi la ricetta di una torta…che definirei autunnale…data la presenza della pera e delle noci e vegan, senza uova, burro e latte (se non di riso)…

Una dolce merenda
Ingredienti:
-       300 gr di farina di farro
-       180 gr di zucchero di canna
-       1 cucchiaio di fecola o di amido di mais
-       1 bustina di cremortartaro
-       ½ cucchiaino di vaniglia in polvere
-       un pizzico di sale
-       40/50 gr di noci tritate molto finemente
-       40 gr di cioccolato fondente
-       30 ml bicchiere di olio di mais
-       200 ml circa di latte di riso (al cocco)
-       1 pera

Fate fondere a bagnomaria il cioccolato. Tagliate la pera a fettine e spruzzarvi un poco di limone. Nel frattempo riunite in una ciotola la farina, lo zucchero, la fecola, la vaniglia, un pizzico di sale, le noci sbriciolate. Mescolate il tutto con una spatola o cucchiaio di legno.
Aggiungete il cioccolato fuso e poi piano piano il latte di riso fino ad ottenere un impasto morbido (né troppo denso, né troppo liquido).
Versate il composto in una teglia oliata e infarinata. Adagiarvi tutto intorno le fettine di pera. Infornare a (forno già caldo) a 180^ per circa 40 minuti. Prima di spegnere, consueta prova dello stecchino.
Una morbida consistenza